II-II, q. 73 a. 4
Se sia peccato grave per l'ascoltatore tollerare il detrattore
Quaestio 73 · Della detrazione
Obiezione 1: Sembra che l'ascoltatore che tollera un detrattore non pecchi gravemente. Infatti un uomo non ha obblighi maggiori verso gli altri che verso se stesso. Ma è lodevole per un uomo tollerare i propri detrattori: infatti Gregorio dice (Hom. ix, super Ezech): "Come non dobbiamo incitare la lingua dei detrattori, affinché non periscano, così dobbiamo tollerarli con equanimità quando sono stati incitati dalla loro stessa malvagità, affinché il nostro merito possa essere maggiore". Dunque un uomo non pecca se non resiste a coloro che detraggono gli altri.
Obiezione 2: Inoltre, sta scritto (Eccli. 4, 30): "In nessun modo parlare contro la verità". Ora talvolta una persona dice la verità mentre detrae, come detto sopra (Articolo [1], ad 3). Dunque sembra che non si sia sempre tenuti a resistere a un detrattore.
Obiezione 3: Inoltre, nessun uomo dovrebbe ostacolare ciò che è profittevole per gli altri. Ora la detrazione è spesso profittevole per coloro che sono detratti: infatti Papa Pio [*S. Pio I] dice [*Append. Grat. ad can. Oves, caus. vi, qu. 1]: "Non di rado la detrazione è diretta contro persone buone, col risultato che coloro che sono stati indebitamente esaltati attraverso l'adulazione dei loro parenti, o il favore di altri, sono umiliati dalla detrazione". Dunque non si dovrebbe resistere ai detrattori.
In contrario, Girolamo dice (Ep. ad Nepot. lii): "Bada di non avere una lingua pruriginosa, né orecchie che formicolano, cioè, non detrarre gli altri né ascoltare i detrattori".
Rispondo che, Secondo l'Apostolo (Rm 1, 32), essi "sono degni di morte... non solo coloro che" commettono peccati, "ma anche coloro che acconsentono a chi li compie". Ora questo accade in due modi. Primo, direttamente, quando, cioè, un uomo induce un altro a peccare, o quando il peccato gli è gradito: secondo, indirettamente, cioè, se non gli resiste quando potrebbe farlo, e questo accade talvolta non perché il peccato gli sia gradito, ma a causa di qualche timore umano.
Di conseguenza dobbiamo dire che se un uomo ascolta la detrazione senza resistervi, sembra acconsentire al detrattore, cosicché diventa partecipe del suo peccato. E se lo induce a detrarre, o almeno se la detrazione gli è gradita a causa del suo odio per la persona detratta, pecca non meno del detrattore, e talvolta di più. Perciò Bernardo dice (De Consid. ii, 13): "È difficile dire chi sia più da condannare, il detrattore o colui che ascolta la detrazione". Se tuttavia il peccato non gli è gradito, ed egli manca di resistere al detrattore per timore, negligenza o anche vergogna, pecca invero, ma molto meno del detrattore, e, di regola, venialmente. Talvolta però anche questo può essere un peccato mortale, o perché è suo dovere d'ufficio correggere il detrattore, o a motivo di qualche pericolo conseguente; o a causa della ragione radicale per cui il timore umano può talvolta essere un peccato mortale, come detto sopra (Questione [19], Articolo [3]).
Risposta all'obiezione 1: Nessun uomo sente se stesso detratto, perché quando si parla male di un uomo in sua presenza, non è detrazione, propriamente parlando, ma ingiuria, come detto sopra (Articolo [1], ad 2). Tuttavia è possibile che le detrazioni pronunciate contro una persona giungano a sua conoscenza tramite altri che glielo riferiscono, e allora è lasciato alla sua discrezione se tollerare il danno alla sua fama, a meno che ciò non metta in pericolo il bene degli altri, come detto sopra (Questione [72], Articolo [3]). Perciò la sua pazienza può meritare lode in quanto tollera pazientemente di essere detratto egli stesso. Ma non è lasciato alla sua discrezione permettere che sia fatto un danno alla fama altrui, quindi è considerato colpevole se manca di resistere quando può, per la stessa ragione per cui un uomo è tenuto a sollevare l'asino di un altro uomo che giace "sotto il suo carico", come comandato in Dt. 22, 4 [*Es. 23, 5].
Risposta all'obiezione 2: Non si deve sempre resistere a un detrattore cercando di convincerlo di falsità, specialmente se si sa che sta dicendo la verità: piuttosto si dovrebbe rimproverarlo con parole, perché pecca nel detrarre il fratello, o almeno col nostro atteggiamento addolorato mostrargli che siamo dispiaciuti della sua detrazione, perché secondo Prov. 25, 23, "il vento del nord scaccia la pioggia, come un volto triste scaccia una lingua detrattrice".
Risposta all'obiezione 3: Il profitto che uno ricava dall'essere detratto è dovuto non all'intenzione del detrattore, ma all'ordinanza di Dio che produce il bene da ogni male. Quindi non dovremmo per questo meno resistere ai detrattori, proprio come a coloro che derubano o opprimono gli altri, anche se gli oppressi e i derubati possono guadagnare merito con la pazienza.