II-II, q. 72 a. 3
Se si debba sopportare di essere ingiuriati
Quaestio 72 · Dell'ingiuria
Obiezione 1: Sembra che non si debba sopportare di essere ingiuriati. Infatti colui che sopporta di essere ingiuriato, incoraggia l'ingiuriatore. Ma non si deve fare questo. Dunque non si deve sopportare di essere ingiuriati, ma piuttosto rispondere all'ingiuriatore.
Obiezione 2: Inoltre, si deve amare se stessi più di un altro. Ora non si deve permettere che un altro sia ingiuriato, perciò sta scritto (Prov 26,10): "Chi impone silenzio allo stolto placa l'ira". Dunque nemmeno si dovrebbe sopportare di essere ingiuriati.
Obiezione 3: Inoltre, a un uomo non è permesso vendicarsi, poiché è detto: "A me la vendetta, io darò la retribuzione" [*Eb 10,30]. Ora, sottomettendosi all'essere ingiuriato, un uomo si vendica, secondo Crisostomo (Hom. xxii, in Ep. ad Rom.): "Se vuoi vendicarti, taci; gli hai inferto un colpo mortale". Dunque non si deve col silenzio sottomettersi alle parole contumeliose, ma piuttosto rispondere.
In contrario, Sta scritto (Sal 37,13): "Quelli che cercavano mali per me dicevano cose vane", e in seguito (Sal 37,14) dice: "Ma io, come un sordo, non udivo; e come un muto che non apre la bocca".
Rispondo che, Come abbiamo bisogno di pazienza nelle cose fatte contro di noi, così ne abbiamo bisogno in quelle dette contro di noi. Ora i precetti della pazienza nelle cose fatte contro di noi si riferiscono alla preparazione dell'animo, secondo l'esposizione di Agostino (De Serm. Dom. in Monte i, 19) sul precetto di nostro Signore: "Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra" [*Le parole citate da San Tommaso sono una fusione di Mt 5,39 e Lc 6,29]: vale a dire, un uomo deve essere preparato a farlo se necessario. Ma non è sempre tenuto a farlo effettivamente: poiché nemmeno nostro Signore lo fece, infatti quando ricevette uno schiaffo, disse: "Perché mi percuoti?" (Gv 18,23). Di conseguenza lo stesso vale per le parole contumeliose che vengono dette contro di noi. Infatti siamo tenuti a mantenere i nostri animi preparati a sottometterci all'essere ingiuriati, se ciò fosse opportuno. Tuttavia talvolta conviene opporsi all'essere ingiuriati, e questo principalmente per due ragioni. Primo, per il bene dell'ingiuriatore; cioè, affinché la sua audacia sia frenata, e affinché non ripeta il tentativo, secondo Prov 26,5: "Rispondi allo stolto secondo la sua follia, affinché non si creda saggio". Secondo, per il bene di molti che sarebbero impediti nel progredire nella virtù a causa del nostro essere ingiuriati. Quindi Gregorio dice (Hom. ix, Super Ezech.): "Coloro che sono posti in modo tale che la loro vita debba essere un esempio per gli altri, devono, se possibile, mettere a tacere i loro detrattori, affinché la loro predicazione non sia inascoltata da coloro che avrebbero potuto udirla, e continuino la loro cattiva condotta per disprezzo di una vita buona".
Risposta all'obiezione 1: L'audacia dell'ingiuriatore sfacciato deve essere frenata con moderazione, cioè come dovere di carità, e non per brama del proprio onore. Quindi sta scritto (Prov 26,4): "Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, per non divenire simile a lui".
Risposta all'obiezione 2: Quando un uomo impedisce che un altro venga ingiuriato non c'è il pericolo della brama del proprio onore come c'è quando un uomo difende se stesso dall'essere ingiuriato: anzi sembrerebbe piuttosto procedere da un senso di carità.
Risposta all'obiezione 3: Sarebbe un atto di vendetta tacere con l'intenzione di provocare l'ingiuriatore all'ira, ma sarebbe lodevole tacere per dare spazio all'ira. Quindi sta scritto (Eccli. 8,4): "Non litigare con un uomo linguacciuto, e non accatastare legna sul suo fuoco".