II-II, q. 51 a. 2
Se l'eubulia (il ben deliberare) sia una virtù speciale, distinta dalla prudenza
Quaestio 51 · Delle virtù annesse alla prudenza
Obiezione 1: Sembra che l'eubulia (il ben deliberare) non sia una virtù distinta dalla prudenza. Infatti, secondo il Filosofo (Ethic. vi, 5), l'"uomo prudente è, apparentemente, colui che prende buon consiglio". Ora questo appartiene all'eubulia (il ben deliberare) come detto sopra. Dunque l'eubulia (il ben deliberare) non è distinta dalla prudenza.
Obiezione 2: Inoltre, gli atti umani a cui sono dirette le virtù umane, sono specificati principalmente dal loro fine, come detto sopra (FS, Question [1], Article [3]; FS, Question [18], Articles [4],6). Ora l'eubulia (il ben deliberare) e la prudenza sono dirette allo stesso fine, come affermato nell'Etica (VI, 9), non già a qualche fine particolare, ma al fine comune di tutta la vita. Dunque l'eubulia (il ben deliberare) non è una virtù distinta dalla prudenza.
Obiezione 3: Inoltre, nelle scienze speculative, la ricerca e la decisione appartengono alla stessa scienza. Dunque allo stesso modo queste appartengono alla stessa virtù nelle materie pratiche. Ora la ricerca appartiene all'eubulia (il ben deliberare), mentre la decisione appartiene alla prudenza. Dunque l'eubulia (il ben deliberare) non è una virtù distinta dalla prudenza.
In contrario, La prudenza è precettiva, secondo l'Etica (VI, 10). Ma questo non si applica all'eubulia (il ben deliberare). Dunque l'eubulia (il ben deliberare) è una virtù distinta dalla prudenza.
Rispondo che, Come detto sopra (Articolo [1]), la virtù è propriamente diretta a un atto che essa rende buono; e di conseguenza le virtù devono differire secondo atti diversi, specialmente quando c'è un diverso tipo di bontà negli atti. Infatti, se vari atti contenessero lo stesso tipo di bontà, apparterrebbero alla stessa virtù: così la bontà dell'amore, del desiderio e della gioia dipende dalla stessa cosa, per cui tutti questi appartengono alla stessa virtù della carità.
Ora gli atti della ragione che sono ordinati all'azione sono diversi, né hanno lo stesso tipo di bontà: poiché è dovuto a cause diverse che un uomo acquisisca buon consiglio, buon giudizio o buon comando, in quanto questi sono talvolta separati l'uno dall'altro. Di conseguenza l'eubulia (il ben deliberare), che fa sì che l'uomo prenda buon consiglio, deve necessariamente essere una virtù distinta dalla prudenza, che fa sì che l'uomo comandi bene. E poiché il consiglio è diretto al comando come a ciò che è principale, così l'eubulia (il ben deliberare) è diretta alla prudenza come a una virtù principale, senza la quale non sarebbe affatto una virtù, proprio come non lo sono le virtù morali senza la prudenza, né le altre virtù senza la carità.
Risposta all'obiezione 1: Appartiene alla prudenza prendere buon consiglio comandandolo, all'eubulia (il ben deliberare) eliciendolo.
Risposta all'obiezione 2: Atti diversi sono diretti in gradi diversi all'unico fine che è "una buona vita in generale" [*Ethic. vi, 5]: infatti il consiglio viene per primo, il giudizio segue, e il comando viene per ultimo. Quest'ultimo ha una relazione immediata con il fine ultimo: mentre gli altri due atti vi sono relazionati remotamente. Tuttavia questi hanno certi fini prossimi propri, essendo il fine del consiglio la scoperta di ciò che deve essere fatto, e il fine del giudizio, la certezza. Quindi questo non prova che l'eubulia (il ben deliberare) non sia una virtù distinta dalla prudenza, ma che è subordinata ad essa, come una virtù secondaria a una principale.
Risposta all'obiezione 3: Anche nelle materie speculative la scienza razionale della dialettica, che è diretta alla ricerca e alla scoperta, è distinta dalla scienza dimostrativa, che decide la verità.