II-II, q. 181 a. 3
Se l'insegnare sia un'opera della vita attiva o di quella contemplativa
Quaestio 181 · Della vita attiva
Obiezione 1: Sembra che l'insegnare sia un'opera non della vita attiva ma di quella contemplativa. Infatti Gregorio dice (Hom. v in Ezech.) che "i perfetti che sono stati capaci di contemplare i beni celesti, almeno attraverso uno specchio, li proclamano ai loro fratelli, le cui menti essi infiammano d'amore per la loro bellezza nascosta". Ma questo appartiene all'insegnamento. Dunque l'insegnare è un'opera della vita contemplativa.
Obiezione 2: Inoltre, atto e abito sembrerebbero dover essere riferiti allo stesso genere di vita. Ora l'insegnare è un atto di sapienza: poiché il Filosofo dice (Metaph. i, 1) che "essere capaci di insegnare è un indizio di sapere". Dunque, poiché la sapienza o la scienza appartengono alla vita contemplativa, sembrerebbe che anche l'insegnare appartenga alla vita contemplativa.
Obiezione 3: Inoltre, la preghiera, non meno della contemplazione, è un atto della vita contemplativa. Ora la preghiera, anche quando uno prega per un altro, appartiene alla vita contemplativa. Dunque sembrerebbe che appartenga anche alla vita contemplativa far conoscere a un altro, insegnandogli, la verità che abbiamo meditato.
In contrario, Gregorio dice (Hom. xiv in Ezech.): "La vita attiva consiste nel dare il pane agli affamati, nell'insegnare agli ignoranti le parole della sapienza".
Rispondo che, L'atto di insegnare ha un duplice oggetto. Infatti l'insegnamento è trasmesso dalla parola, e la parola è il segno udibile del concetto interiore. Di conseguenza un oggetto dell'insegnamento è la materia o oggetto del concetto interiore; e quanto a questo oggetto l'insegnamento appartiene a volte alla vita attiva, a volte a quella contemplativa. Appartiene alla vita attiva quando un uomo concepisce una verità interiormente, così da essere diretto da essa nella sua azione esteriore; ma appartiene alla vita contemplativa quando un uomo concepisce una verità intelligibile, nella cui considerazione e amore egli si diletta. Onde Agostino dice (De Verb. Dom. Serm. civ, 1): "Scelgano per sé la parte migliore", cioè la vita contemplativa, "si occupino della parola, desiderino la dolcezza dell'insegnamento, si occupino della conoscenza salutare", affermando così chiaramente che l'insegnamento appartiene alla vita contemplativa.
L'altro oggetto dell'insegnamento è dalla parte della parola udita, e così l'oggetto dell'insegnamento è l'uditore. Quanto a questo oggetto ogni dottrina appartiene alla vita attiva alla quale pertengono le azioni esterne.
Risposta all'obiezione 1: L'autorità citata parla espressamente della dottrina quanto alla sua materia, in quanto essa concerne la considerazione e l'amore della verità.
Risposta all'obiezione 2: L'abito e l'atto hanno un oggetto comune. Quindi questo argomento considera chiaramente la materia del concetto interiore. Infatti appartiene all'uomo che possiede sapienza e scienza l'essere capace di insegnare, in quanto è capace di esprimere il suo concetto interiore con parole, così da portare un altro uomo a comprendere la verità.
Risposta all'obiezione 3: Colui che prega per un altro non fa nulla verso l'uomo per il quale prega, ma solo verso Dio che è la verità intelligibile; mentre colui che insegna a un altro fa qualcosa nei suoi riguardi mediante un'azione esterna. Quindi il paragone non regge.