II-II, q. 181 a. 1
Se tutte le azioni delle virtù morali appartengano alla vita attiva
Quaestio 181 · Della vita attiva
Obiezione 1: Sembra che gli atti delle virtù morali non appartengano tutti alla vita attiva. Infatti la vita attiva sembra riguardare soltanto i nostri rapporti con le altre persone: onde Gregorio dice (Hom. xiv in Ezech.) che "la vita attiva consiste nel dare il pane agli affamati", e dopo aver menzionato molte cose che riguardano le nostre relazioni con il prossimo aggiunge infine: "e dare a ciascuno tutto ciò di cui ha bisogno". Ora, noi siamo diretti nelle nostre relazioni con gli altri non da tutti gli atti delle virtù morali, ma solo da quelli della giustizia e delle sue parti, come sopra esposto (Question [58], Articoli [2],8; FS, Question [60], Articoli [2],3). Dunque non tutti gli atti delle virtù morali appartengono alla vita attiva.
Obiezione 2: Inoltre, Gregorio dice (Hom. xiv in Ezech.) che Lia, la quale era cisposa ma feconda, significa la vita attiva: la quale "essendo occupata nel lavoro, vede meno, e tuttavia, poiché sprona il prossimo alla sua imitazione sia con la parola che con l'esempio, genera una numerosa prole di opere buone". Ora, questo sembrerebbe appartenere alla carità, con la quale amiamo il prossimo, piuttosto che alle virtù morali. Dunque sembra che gli atti della virtù morale non appartengano alla vita attiva.
Obiezione 3: Inoltre, come detto sopra (Question [180], Articolo [2]), le virtù morali dispongono alla vita contemplativa. Ora, la disposizione e la perfezione appartengono alla medesima cosa. Dunque sembrerebbe che le virtù morali non appartengano alla vita attiva.
In contrario, Isidoro dice (De Summo Bono iii, 15): "Nella vita attiva tutti i vizi devono essere prima di tutto estirpati mediante la pratica delle buone opere, affinché nella vita contemplativa, purificato l'occhio della mente, si possa avanzare alla contemplazione della luce divina". Ora, non tutti i vizi vengono estirpati se non dagli atti delle virtù morali. Dunque gli atti delle virtù morali appartengono alla vita attiva.
Rispondo che, Come detto sopra (Question [179], Articolo [1]), la vita attiva e quella contemplativa differiscono secondo le diverse occupazioni degli uomini intenti a fini diversi: una delle quali occupazioni è la considerazione della verità, e questo è il fine della vita contemplativa; mentre l'altra è l'opera esterna a cui è ordinata la vita attiva.
Ora è evidente che le virtù morali sono ordinate principalmente non alla contemplazione della verità, ma all'operazione. Onde il Filosofo dice (Ethic. ii, 4) che "per la virtù il sapere vale poco o nulla". Quindi è chiaro che le virtù morali appartengono essenzialmente alla vita attiva; per la qual ragione il Filosofo (Ethic. x, 8) subordina le virtù morali alla felicità attiva.
Risposta all'obiezione 1: La principale delle virtù morali è la giustizia, mediante la quale un uomo è diretto nelle sue relazioni verso un altro, come prova il Filosofo (Ethic. v, 1). Quindi la vita attiva è descritta in riferimento alle nostre relazioni con le altre persone, perché essa consiste in queste cose, non esclusivamente, ma principalmente.
Risposta all'obiezione 2: È possibile, mediante gli atti di tutte le virtù morali, indirizzare il proprio prossimo al bene con l'esempio: e questo è ciò che Gregorio qui ascrive alla vita attiva.
Risposta all'obiezione 3: Come la virtù che è ordinata al fine di un'altra virtù passa, per così dire, nella specie di quest'ultima virtù, così anche quando un uomo fa uso delle cose pertinenti alla vita attiva puramente come disposizioni alla contemplazione, tali cose sono comprese sotto la vita contemplativa. D'altra parte, quando pratichiamo le opere delle virtù morali come buone in se stesse, e non come disposizioni alla vita contemplativa, le virtù morali appartengono alla vita attiva.
Si può anche rispondere, tuttavia, che la vita attiva è una disposizione alla vita contemplativa.