II-II, q. 157 a. 4
Se la clemenza e la mansuetudine siano le virtù più grandi
Quaestio 157 · Della clemenza e della mansuetudine
Obiezione 1: Sembra che la clemenza e la mansuetudine siano le virtù più grandi. Infatti la virtù è degna di lode principalmente perché dirige l'uomo alla felicità che consiste nella conoscenza di Dio. Ora la mansuetudine soprattutto dirige l'uomo alla conoscenza di Dio: infatti sta scritto (Giacomo 1,21): "Accogliete con mansuetudine la parola innestata", e (Eccli. 5,13): "Sii mansueto nell'ascoltare la parola" di Dio. Inoltre, Dionigi dice (Ep. viii ad Demophil.) che "Mosè fu ritenuto degno dell'apparizione Divina a motivo della sua grande mansuetudine". Dunque la mansuetudine è la più grande delle virtù.
Obiezione 2: Inoltre, apparentemente una virtù è tanto più grande quanto più è accetta a Dio e agli uomini. Ora la mansuetudine sembrerebbe essere la più accetta a Dio. Infatti sta scritto (Eccli. 1,34-35): "Ciò che è gradito" a Dio è "fede e mansuetudine"; per cui Cristo espressamente ci invita ad essere mansueti come Lui stesso (Mt 11,29), dove dice: "Imparate da Me, che sono mite e umile di cuore"; e Ilario dichiara che "Cristo dimora in noi per la nostra mansuetudine d'animo". Inoltre, è la più accetta agli uomini; per cui sta scritto (Eccli. 3,19): "Figlio mio, compi le tue opere con mansuetudine, e sarai amato più della gloria degli uomini": per la qual ragione è anche dichiarato (Prov 20,28) che il trono del Re "è rafforzato dalla clemenza". Dunque la mansuetudine e la clemenza sono le virtù più grandi.
Obiezione 3: Inoltre, Agostino dice (De Serm. Dom. in Monte i, 2) che "i mansueti sono coloro che cedono ai rimproveri, e non resistono al male, ma vincono il male con il bene". Ora questo sembra appartenere alla misericordia o alla pietà che sembrerebbero essere le virtù più grandi: perché una glossa di Ambrogio su 1 Tim 4,8, "La pietà è utile a tutto", osserva che "la pietà è la somma totale della religione cristiana". Dunque la mansuetudine e la clemenza sono le virtù più grandi.
In contrario, Non sono annoverate come virtù principali, ma sono annesse a un'altra, come a una virtù principale.
Rispondo che, Nulla impedisce che certe virtù siano le più grandi, non invero semplicemente, né sotto ogni aspetto, ma in un genere particolare. È impossibile che la clemenza o la mansuetudine siano assolutamente le virtù più grandi, poiché devono la loro lode al fatto che ritraggono un uomo dal male, mitigando l'ira o la punizione. Ora è più perfetto ottenere il bene che mancare del male. Perciò quelle virtù come la fede, la speranza, la carità, e parimenti la prudenza e la giustizia, che dirigono al bene semplicemente, sono virtù assolutamente più grandi della clemenza e della mansuetudine.
Tuttavia nulla impedisce che la clemenza e la mansuetudine abbiano una certa eccellenza ristretta tra le virtù che resistono alle inclinazioni malvagie. Infatti l'ira, che è mitigata dalla mansuetudine, è, a motivo della sua impetuosità, un grandissimo ostacolo al libero giudizio della verità da parte dell'uomo: per cui la mansuetudine soprattutto rende un uomo padrone di sé. Quindi sta scritto (Eccli. 10,31): "Figlio mio, conserva la tua anima nella mansuetudine". Tuttavia le concupiscenze dei piaceri del tatto sono più vergognose, e tormentano più incessantemente, per la qual ragione la temperanza è più giustamente annoverata come virtù principale, come affermato sopra (Questione 141, Articolo 7, ad 2). Quanto alla clemenza, in quanto mitiga la punizione, sembrerebbe avvicinarsi di più alla carità, la più grande delle virtù, poiché con essa facciamo del bene al nostro prossimo, e impediamo il suo male.
Risposta all'obiezione 1: La mansuetudine dispone l'uomo alla conoscenza di Dio, rimuovendo un ostacolo; e questo in due modi. Primo, perché rende l'uomo padrone di sé mitigando la sua ira, come affermato sopra; secondo, perché appartiene alla mansuetudine che un uomo non contraddica le parole di verità, cosa che molti fanno perché turbati dall'ira. Perciò Agostino dice (De Doctr. Christ. ii, 7): "Essere mansueti è non contraddire la Sacra Scrittura, sia che la comprendiamo, se condanna le nostre vie malvagie, sia che non la comprendiamo, come se potessimo saperne di più e avere una visione più chiara della verità".
Risposta all'obiezione 2: La mansuetudine e la clemenza ci rendono accetti a Dio e agli uomini, in quanto concorrono con la carità, la più grande delle virtù, verso lo stesso effetto, cioè la mitigazione dei mali del nostro prossimo.
Risposta all'obiezione 3: La misericordia e la pietà concordano invero con la mansuetudine e la clemenza nel concorrere verso lo stesso effetto, cioè la mitigazione dei mali del nostro prossimo. Nondimeno differiscono quanto al motivo. Infatti la pietà allevia il male del prossimo per riverenza verso un superiore, per esempio Dio o i propri genitori: la misericordia allevia il male del prossimo, perché questo male le dispiace, in quanto lo considera come se colpisse se stessa, come affermato sopra (Questione 30, Articolo 2): e questo risulta dall'amicizia che fa sì che gli amici gioiscano e si addolorino per le stesse cose: la mansuetudine fa questo rimuovendo l'ira che spinge alla vendetta, e la clemenza fa questo attraverso la lenità d'animo, in quanto giudica equo che una persona non sia ulteriormente punita.