II-II, q. 151 a. 4
Se la pudicizia appartenga specialmente alla castità
Quaestio 151 · La castità
Obiezione 1: Sembra che la pudicizia non appartenga specialmente alla castità. Infatti Agostino dice (De Civ. Dei i, 18) che "la pudicizia è una virtù dell'anima". Dunque non è qualcosa che appartiene alla castità, ma è di per sé una virtù distinta dalla castità.
Obiezione 2: Inoltre, "pudicitia" [pudicizia] deriva da "pudor", che è equivalente a vergogna. Ora la vergogna, secondo il Damasceno [De Fide Orth. ii, 15], riguarda un atto disonorevole, e questo è comune a tutti gli atti peccaminosi. Dunque la pudicizia non appartiene alla castità più che alle altre virtù.
Obiezione 3: Inoltre, il Filosofo dice (Etica, iii, 12) che "ogni genere di intemperanza è massimamente meritevole di rimprovero". Ora sembrerebbe appartenere alla pudicizia evitare tutto ciò che è meritevole di rimprovero. Dunque la pudicizia appartiene a tutte le parti della temperanza, e non specialmente alla castità.
In contrario, Agostino dice (De Perseverantia xx): "Dobbiamo dare lode alla pudicizia, affinché chi ha orecchi per intendere, non adibisca ad altro che a un uso lecito gli organi destinati alla procreazione". Ora l'uso di questi organi è la materia propria della castità. Dunque la pudicizia appartiene propriamente alla castità.
Rispondo che, Come affermato sopra (Obiezione [2]), "pudicitia" [pudicizia] prende il nome da "pudor", che significa vergogna. Quindi la pudicizia deve necessariamente riguardare propriamente le cose di cui l'uomo si vergogna maggiormente. Ora gli uomini si vergognano maggiormente degli atti venerei, come osserva Agostino (De Civ. Dei xiv, 18), tanto che persino l'atto coniugale, che è adornato dall'onestà [Cfr. Questione [145]] del matrimonio, non è privo di vergogna: e questo perché il movimento degli organi della generazione non è soggetto al comando della ragione, come lo sono i movimenti delle altre membra esterne. Ora l'uomo si vergogna non solo di questa unione sessuale ma anche di tutti i segni di essa, come osserva il Filosofo (Rhet. ii, 6). Di conseguenza la pudicizia riguarda propriamente le materie veneree, e specialmente i segni di esse, come sguardi impuri, baci e toccamenti. E poiché questi ultimi sono più soliti essere osservati, la pudicizia riguarda piuttosto questi segni esterni, mentre la castità riguarda piuttosto l'unione sessuale. Pertanto la pudicizia è diretta alla castità, non come una virtù distinta da essa, ma come esprimente una circostanza della castità. Tuttavia l'una è talvolta usata per designare l'altra.
Risposta all'obiezione 1: Agostino sta qui parlando della pudicizia come designante la castità.
Risposta all'obiezione 2: Sebbene ogni vizio abbia una certa disonorevolezza, i vizi dell'intemperanza sono specialmente disonorevoli, come affermato sopra (Questione [142], Articolo [4]).
Risposta all'obiezione 3: Tra i vizi dell'intemperanza, i peccati venerei sono massimamente meritevoli di rimprovero, sia a causa dell'insubordinazione degli organi genitali, sia perché da questi peccati specialmente la ragione è assorbita.