II-II, q. 150 a. 4
Se l'ubriachezza scusi dal peccato
Quaestio 150 · Dell'ubriachezza
Obiezione 1: Sembra che l'ubriachezza non scusi dal peccato. Infatti il Filosofo dice (Ethic. iii, 5) che "l'ubriaco merita una doppia pena". Dunque l'ubriachezza aggrava un peccato invece di scusare da esso.
Obiezione 2: Inoltre, un peccato non scusa un altro, ma lo accresce. Ora l'ubriachezza è un peccato. Dunque non è una scusa per il peccato.
Obiezione 3: Inoltre, il Filosofo dice (Ethic. vii, 3) che proprio come la ragione dell'uomo è legata dall'ubriachezza, così lo è dalla concupiscenza. Ma la concupiscenza non è una scusa per il peccato: dunque non lo è neppure l'ubriachezza.
In contrario, Secondo Agostino (Contra Faust. xxii, 43), Lot doveva essere scusato dall'incesto a causa dell'ubriachezza.
Rispondo che, Due cose devono essere osservate nell'ubriachezza, come affermato sopra (Articolo [1]), vale a dire il difetto risultante e l'atto precedente. Da parte del difetto risultante per cui l'uso della ragione è legato, l'ubriachezza può essere una scusa per il peccato, in quanto causa che un atto sia involontario per ignoranza. Ma da parte dell'atto precedente, sembrerebbe necessaria una distinzione; perché, se l'ubriachezza che risulta da quell'atto è senza peccato, il peccato susseguente è interamente scusato dalla colpa, come forse nel caso di Lot. Se, tuttavia, l'atto precedente era peccaminoso, la persona non è del tutto scusata dal peccato susseguente, perché quest'ultimo è reso volontario attraverso la volontarietà dell'atto precedente, in quanto è stato facendo qualcosa di illecito che egli è caduto nel peccato susseguente. Nondimeno, il peccato risultante è diminuito, così come è diminuito il carattere di volontarietà. Perciò Agostino dice (Contra Faust. xxii, 44) che "la colpa di Lot deve essere misurata, non dall'incesto, ma dalla sua ubriachezza".
Risposta all'obiezione 1: Il Filosofo non dice che l'ubriaco merita una punizione più severa, ma che merita una doppia pena per il suo duplice peccato. O possiamo rispondere che egli sta parlando in vista della legge di un certo Pittaco, il quale, come affermato in Polit. ii, 9, ordinò che "i colpevoli di aggressione mentre erano ubriachi fossero puniti più severamente che se fossero stati sobri, perché fanno torto in più modi di uno". In questo, come osserva Aristotele (Polit. ii, 9), "egli sembra aver considerato il vantaggio", vale a dire della prevenzione del torto, "piuttosto che l'indulgenza che si dovrebbe avere per gli ubriachi", visto che non sono in possesso delle loro facoltà.
Risposta all'obiezione 2: L'ubriachezza può essere una scusa per il peccato, non nel punto di essere essa stessa un peccato, ma nel punto del difetto che risulta da essa, come affermato sopra.
Risposta all'obiezione 3: La concupiscenza non lega del tutto la ragione, come fa l'ubriachezza, a meno che per caso non sia così veemente da rendere un uomo folle. Tuttavia la passione della concupiscenza diminuisce il peccato, perché è meno grave peccare per debolezza che per malizia.