II-II, q. 132 a. 4
Se la vanagloria sia un vizio capitale
Quaestio 132 · La vanagloria
Obiezione 1: Sembra che la vanagloria non sia un vizio capitale. Infatti un vizio che nasce sempre da un altro vizio apparentemente non è capitale. Ma la vanagloria nasce sempre dalla superbia. Dunque la vanagloria non è un vizio capitale.
Obiezione 2: Inoltre, l'onore sembrerebbe avere la precedenza sulla gloria, poiché questa è il suo effetto. Ora l'ambizione, che è desiderio disordinato di onore, non è un vizio capitale. Dunque neanche il desiderio di vanagloria lo è.
Obiezione 3: Inoltre, un vizio capitale ha una certa preminenza. Ma la vanagloria sembra non avere alcuna preminenza, né come peccato, perché non è sempre peccato mortale, né considerata come bene appetibile, poiché la gloria umana è apparentemente una cosa fragile, ed è qualcosa di esterno all'uomo stesso. Dunque la vanagloria non è un vizio capitale.
In contrario, Gregorio (Moral. xxxi) annovera la vanagloria tra i sette vizi capitali.
Rispondo che, I vizi capitali sono enumerati in due modi. Alcuni infatti contano la superbia come uno del loro numero: e questi non pongono la vanagloria tra i vizi capitali. Gregorio, tuttavia (Moral. xxxi), considera la superbia come la regina di tutti i vizi, e la vanagloria, che è la prole immediata della superbia, la considera un vizio capitale: e non senza ragione. Infatti la superbia, come diremo più avanti (Questione 152, Articoli 1, 2), denota il desiderio disordinato di eccellenza. Ma qualunque bene uno possa desiderare, desidera da esso una certa perfezione ed eccellenza: perciò il fine di ogni vizio è diretto al fine della superbia, cosicché questo vizio sembra esercitare una sorta di causalità sugli altri vizi, e non dovrebbe essere annoverato tra le fonti speciali del vizio, note come vizi capitali. Ora, tra i beni che sono i mezzi con cui l'uomo acquista onore, la gloria sembra essere la più conducente a tale effetto, in quanto denota la manifestazione della bontà di un uomo: poiché il bene è naturalmente amato e onorato da tutti. Perciò, proprio come mediante la gloria che è al cospetto di Dio l'uomo acquista onore nelle cose divine, così anche mediante la gloria che è al cospetto dell'uomo egli acquista eccellenza nelle cose umane. Quindi, a motivo della sua stretta connessione con l'eccellenza, che gli uomini desiderano sopra ogni cosa, ne consegue che essa è massimamente desiderabile. E poiché molti vizi nascono dal desiderio disordinato di essa, ne consegue che la vanagloria è un vizio capitale.
Risposta all'obiezione 1: Non è impossibile che un vizio capitale nasca dalla superbia, poiché come detto sopra (nel corpo dell'Articolo e I-II, Questione 84, Articolo 2) la superbia è la regina e madre di tutti i vizi.
Risposta all'obiezione 2: La lode e l'onore, come detto sopra (Articolo 2), stanno in relazione alla gloria come le cause da cui essa procede, cosicché la gloria è comparata ad essi come il loro fine. Infatti la ragione per cui un uomo ama essere onorato e lodato è che pensa con ciò di acquistare una certa fama nella conoscenza degli altri.
Risposta all'obiezione 3: La vanagloria è preminente sotto l'aspetto della desiderabilità, per la ragione data sopra, e questo basta perché sia annoverata come vizio capitale. Né è sempre necessario che un vizio capitale sia peccato mortale; poiché il peccato mortale può nascere dal peccato veniale, in quanto il peccato veniale può disporre l'uomo ad esso.