I-II, q. 90 a. 3
Se la ragione di chiunque sia competente a fare leggi
Quaestio 90 · Dell'essenza della legge
Obiezione 1: Sembra che la ragione di chiunque sia competente a fare leggi. Dice infatti l'Apostolo (Rm 2,14) che "quando i pagani, che non hanno la legge, fanno per natura le cose che sono della legge... essi sono legge a se stessi". Ora egli dice questo di tutti in generale. Dunque chiunque può fare una legge per se stesso.
Obiezione 2: Inoltre, come dice il Filosofo (Ethic. ii, 1), "l'intenzione del legislatore è di condurre gli uomini alla virtù". Ma ogni uomo può condurre un altro alla virtù. Dunque la ragione di chiunque è competente a fare leggi.
Obiezione 3: Inoltre, come il sovrano di uno stato governa lo stato, così ogni padre di famiglia governa la sua casa. Ma il sovrano di uno stato può fare leggi per lo stato. Dunque ogni padre di famiglia può fare leggi per la sua casa.
In contrario, Isidoro dice (Etym. v, 10): "La legge è un ordinamento del popolo, con cui qualcosa è sancito dagli Anziani insieme alla Plebe".
Rispondo che, La legge, propriamente parlando, riguarda innanzitutto e principalmente l'ordine al bene comune. Ora, ordinare qualcosa al bene comune spetta o a tutto il popolo, o a qualcuno che fa le veci di tutto il popolo. E perciò il fare una legge appartiene o a tutto il popolo o a una persona pubblica che ha la cura di tutto il popolo: poiché in tutte le altre materie l'ordinare qualcosa al fine riguarda colui al quale il fine appartiene.
Risposta all'obiezione 1: Come affermato sopra (Article [1], ad 1), una legge è in una persona non solo come in colui che regola, ma anche per partecipazione come in colui che è regolato. In quest'ultimo modo ciascuno è legge a se stesso, in quanto partecipa della direzione che riceve da chi lo governa. Perciò lo stesso testo prosegue: "I quali mostrano l'opera della legge scritta nei loro cuori".
Risposta all'obiezione 2: Una persona privata non può condurre un altro alla virtù efficacemente: infatti può solo consigliare, e se il suo consiglio non viene accolto, non ha alcun potere coattivo, quale la legge deve avere per dimostrarsi un incentivo efficace alla virtù, come dice il Filosofo (Ethic. x, 9). Ma questo potere coattivo è conferito a tutto il popolo o a qualche persona pubblica, a cui spetta infliggere pene, come diremo più avanti (Question [92], Article [2], ad 3; SS, Question [64], Article [3]). Perciò il formulare leggi appartiene a lui soltanto.
Risposta all'obiezione 3: Come un uomo è parte della famiglia, così una famiglia è parte dello stato: e lo stato è una comunità perfetta, secondo la Polit. i, 1. E perciò, come il bene di un uomo non è l'ultimo fine, ma è ordinato al bene comune; così anche il bene di una singola famiglia è ordinato al bene di un singolo stato, che è una comunità perfetta. Di conseguenza colui che governa una famiglia può certamente emanare certi comandi o ordinanze, ma non tali da avere propriamente forza di legge.