I-II, q. 84 a. 3
Se altri peccati speciali, oltre alla superbia e all'avarizia, debbano essere chiamati capitali
Quaestio 84 · Della causa del peccato, in quanto un peccato è causa di un altro
Obiezione 1: Sembra che nessun altro peccato speciale, oltre alla superbia e all'avarizia, debba essere chiamato capitale. Perché "la testa sembra essere per un animale ciò che la radice è per una pianta", come affermato nel De Anima ii, testo 38: infatti le radici sono come una bocca. Se dunque la cupidigia è chiamata "radice di tutti i mali", sembra che essa sola, e nessun altro peccato, debba essere chiamata vizio capitale.
Obiezione 2: Inoltre, la testa ha una certa relazione di ordine con le altre membra, in quanto la sensazione e il movimento procedono dalla testa. Ma il peccato implica privazione di ordine. Dunque il peccato non ha il carattere di testa: cosicché nessun peccato dovrebbe essere chiamato capitale.
Obiezione 3: Inoltre, i crimini capitali sono quelli che ricevono la pena capitale. Ma ogni genere di peccato ne comprende alcuni che sono puniti così. Dunque i peccati capitali non sono certi peccati specifici.
In contrario, Gregorio (Moral. xxxi, 17) enumera certi vizi speciali sotto il nome di capitali.
Rispondo che, La parola capitale deriva da "caput" [testa]. Ora la testa, propriamente parlando, è quella parte del corpo di un animale che è il principio e il direttore dell'intero animale. Quindi, metaforicamente parlando, ogni principio è chiamato testa, e anche gli uomini che dirigono e governano gli altri sono chiamati capi. Di conseguenza un vizio capitale è così chiamato, in primo luogo, da "testa" presa nel senso proprio, e così il nome "capitale" è dato a un peccato per il quale viene inflitta la pena capitale. Non è in questo senso che ora parliamo di peccati capitali, ma in un altro senso, in cui il termine "capitale" deriva da testa, presa metaforicamente per un principio o direttore di altri. In questo modo un vizio capitale è quello da cui sorgono altri vizi, principalmente essendo la loro causa finale, la quale origine è formale, come detto sopra (Questione [72], Articolo [6]). Perciò un vizio capitale non è solo il principio degli altri, ma è anche il loro direttore e, in un certo modo, il loro condottiero: perché l'arte o l'abito, a cui appartiene il fine, è sempre il principio e il comandante nelle questioni riguardanti i mezzi. Quindi Gregorio (Moral. xxxi, 17) paragona questi vizi capitali ai "condottieri di un esercito".
Risposta all'obiezione 1: Il termine "capitale" è preso da "caput" e applicato a qualcosa connesso con, o che partecipa della testa, in quanto ha qualche proprietà di essa, ma non in quanto è la testa presa letteralmente. E perciò i vizi capitali non sono solo quelli che hanno il carattere di origine primaria, come la cupidigia che è chiamata "radice", e la superbia che è chiamata inizio, ma anche quelli che hanno il carattere di origine prossima rispetto a diversi peccati.
Risposta all'obiezione 2: Il peccato manca di ordine in quanto si allontana da Dio, poiché sotto questo aspetto è un male, e il male, secondo Agostino (De Natura Boni iv), è "la privazione di modo, specie e ordine". Ma in quanto il peccato implica una conversione verso qualcosa, esso riguarda qualche bene: perciò, sotto questo aspetto, ci può essere ordine nel peccato.
Risposta all'obiezione 3: Questa obiezione considera il peccato capitale come così chiamato dalla punizione che merita, senso nel quale non lo stiamo prendendo qui.