I-II, q. 75 a. 4
Se un peccato sia causa di un altro
Quaestio 75 · Delle cause del peccato in generale
Obiezione 1: Sembra che un peccato non possa essere la causa di un altro. Infatti vi sono quattro generi di causa, nessuno dei quali si adatta al fatto che un peccato ne causi un altro. Perché il fine ha ragione di bene; il che è incompatibile con il peccato, che ha ragione di male. Allo stesso modo neppure un peccato può essere causa efficiente, poiché "il male non è una causa efficiente, ma è debole e impotente", come dichiara Dionigi (Div. Nom. iv). La causa materiale e formale sembra non aver luogo se non nei corpi naturali, che sono composti di materia e forma. Dunque il peccato non può avere né una causa materiale né una formale.
Obiezione 2: Inoltre, "produrre il proprio simile appartiene a una cosa perfetta", come affermato nella Meteorologica iv, 2 [*Cf. De Anima ii.]. Ma il peccato è essenzialmente qualcosa di imperfetto. Dunque un peccato non può essere causa di un altro.
Obiezione 3: Inoltre, se un peccato è la causa di un secondo peccato, allo stesso modo un altro peccato ancora sarà la causa del primo, e così si procede all'infinito, il che è assurdo. Dunque un peccato non è la causa di un altro.
In contrario, Gregorio dice su Ezechiele (Om. xi): "Un peccato che non è presto cancellato dalla penitenza, è sia peccato che causa di peccato".
Rispondo che, Poiché un peccato ha una causa dalla parte dell'atto del peccato, è possibile che un peccato sia la causa di un altro, nello stesso modo in cui un atto umano è la causa di un altro. Quindi accade che un peccato possa essere la causa di un altro rispetto ai quattro generi di cause. Primo, alla maniera di causa efficiente o motrice, sia direttamente che indirettamente. Indirettamente, come ciò che rimuove un impedimento è chiamato causa indiretta del movimento: infatti quando l'uomo, con un atto peccaminoso, perde la grazia, o la carità, o il pudore, o qualsiasi altra cosa che lo ritrae dal peccato, cade perciò in un altro peccato, cosicché il primo peccato è la causa accidentale del secondo. Direttamente, come quando, con un atto peccaminoso, l'uomo è disposto a commettere più prontamente un altro atto simile: perché gli atti causano disposizioni e abitudini che inclinano ad atti simili. Secondo, alla maniera di causa materiale, un peccato è la causa di un altro, preparandone la materia: così l'avarizia prepara la materia per la contesa, che verte spesso sulle ricchezze che un uomo ha accumulato. Terzo, alla maniera di causa finale, un peccato ne causa un altro, in quanto un uomo commette un peccato in vista di un altro che è il suo fine; come quando un uomo è colpevole di simonia per il fine dell'ambizione, o di fornicazione allo scopo di furto. E poiché il fine dà la forma alle cose morali, come detto sopra (Questione [1], Articolo [3]; Questione [18], Articoli [4],6), ne consegue che un peccato è anche la causa formale di un altro: perché nell'atto di fornicazione commesso allo scopo di furto, il primo è materiale mentre il secondo è formale.
Risposta all'obiezione 1: Il peccato, in quanto è disordinato, ha ragione di male; ma, in quanto è un atto, ha qualche bene, almeno apparente, per suo fine: cosicché, come atto, ma non in quanto disordinato, può essere la causa, sia finale che efficiente, di un altro peccato. Un peccato ha una materia, non "di cui" (ex qua) ma "circa la quale" (circa quam) esso è: e ha la sua forma dal suo fine. Di conseguenza un peccato può essere la causa di un altro, rispetto ai quattro generi di causa, come detto sopra.
Risposta all'obiezione 2: Il peccato è qualcosa di imperfetto a causa della sua imperfezione morale dalla parte del suo disordine. Nondimeno, come atto può avere una perfezione naturale: e così può essere la causa di un altro peccato.
Risposta all'obiezione 3: Non ogni causa di un peccato è un altro peccato; quindi non c'è bisogno di procedere all'infinito: infatti si può giungere a un peccato che non è causato da un altro peccato.