I-II, q. 55 a. 3
Se la virtù umana sia un abito buono
Quaestio 55 · Delle virtù, quanto all'essenza
Obiezione 1: Sembra che non sia essenziale alla virtù essere un abito buono. Infatti il peccato è sempre preso in senso cattivo. Ma c'è una virtù anche del peccato; secondo 1 Cor 15,56: "La virtù [Vulgata: 'forza'] del peccato è la Legge". Dunque la virtù non è sempre un abito buono.
Obiezione 2: Inoltre, la virtù corrisponde alla potenza. Ma la potenza non è riferita solo al bene, ma anche al male: secondo Is 5: "Guai a voi che siete potenti a bere vino, e uomini forti nell'ubriachezza". Dunque anche la virtù è riferita al bene e al male.
Obiezione 3: Inoltre, secondo l'Apostolo (2 Cor 12,9): "La virtù [Vulgata: 'forza'] si perfeziona nell'infermità". Ma l'infermità è un male. Dunque la virtù è riferita non solo al bene, ma anche al male.
In contrario, Agostino dice (De Moribus Eccl. vi): "Nessuno può dubitare che la virtù renda l'anima sommamente buona": e il Filosofo dice (Ethic. ii, 6): "La virtù è ciò che rende buono chi la possiede, e rende buona similmente la sua opera".
Rispondo che, Come abbiamo detto sopra (Articolo [1]), la virtù implica una perfezione della potenza: perciò la virtù di una cosa è fissata dal termine della sua potenza (De Coelo i). Ora il termine di qualsiasi potenza deve necessariamente essere buono: infatti ogni male implica difetto; perciò Dionigi dice (Div. Nom. ii) che ogni male è una debolezza. E per questa ragione la virtù di una cosa deve essere considerata in riferimento al bene. Dunque la virtù umana, che è un abito operativo, è un abito buono, produttivo di opere buone.
Risposta all'obiezione 1: Come le cose cattive si dicono metaforicamente perfette, così si dicono buone: infatti parliamo di un perfetto ladro o rapinatore; e di un buon ladro o rapinatore, come spiega il Filosofo (Metaph. v, testo 21). In questo modo dunque la virtù è applicata alle cose cattive: cosicché la "virtù" del peccato si dice essere la legge, in quanto occasionalmente il peccato è aggravato attraverso la legge, così da raggiungere il limite della sua possibilità.
Risposta all'obiezione 2: Il male dell'ubriachezza e del bere eccessivo consiste in un allontanamento dall'ordine della ragione. Ora accade che, insieme a questo allontanamento dalla ragione, qualche potenza inferiore sia perfetta in riferimento a ciò che appartiene al suo genere, anche in diretta opposizione alla ragione, o con qualche allontanamento da essa. Ma la perfezione di quella potenza, poiché è compatibile con un allontanamento dalla ragione, non può essere chiamata virtù umana.
Risposta all'obiezione 3: La ragione si dimostra tanto più perfetta, quanto più è capace di superare o sopportare più facilmente la debolezza del corpo e delle potenze inferiori. E perciò la virtù umana, che è attribuita alla ragione, si dice essere "resa perfetta nell'infermità", non della ragione invero, ma del corpo e delle potenze inferiori.