I-II, q. 51 a. 2
Se qualche abito sia causato dagli atti
Quaestio 51 · Della causa degli abiti quanto alla loro generazione
Obiezione 1: Sembra che nessun abito sia causato dagli atti. Infatti l'abito è una qualità, come abbiamo detto sopra (Questione [49], Articolo [1]). Ora ogni qualità è causata in un soggetto, secondo la ricettività di quest'ultimo. Poiché dunque l'agente, in quanto agisce, non riceve ma piuttosto dà: sembra impossibile che un abito sia causato in un agente dai suoi stessi atti.
Obiezione 2: Inoltre, la cosa in cui viene causata una qualità è mossa verso quella qualità, come si può vedere chiaramente in ciò che viene riscaldato o raffreddato: mentre ciò che produce l'atto che causa la qualità, muove, come si può vedere in ciò che riscalda o raffredda. Se dunque gli abiti fossero causati in qualcosa dal suo stesso atto, seguirebbe che la stessa cosa sarebbe movente e mossa, attiva e passiva: il che è impossibile, come affermato nella Fisica (III, 8).
Obiezione 3: Inoltre, l'effetto non può essere più nobile della sua causa. Ma l'abito è più nobile dell'atto che precede l'abito; come è chiaro dal fatto che quest'ultimo produce atti più nobili. Dunque l'abito non può essere causato da un atto che precede l'abito.
In contrario, Il Filosofo (Etica II, 1,2) insegna che gli abiti di virtù e vizio sono causati dagli atti.
Rispondo che, Nell'agente talvolta vi è solo il principio attivo del suo atto: per esempio nel fuoco vi è solo il principio attivo del riscaldare. E in tale agente un abito non può essere causato dal suo stesso atto: per la qual ragione le cose naturali non possono abituarsi o disabituarsi, come è affermato nell'Etica (II, 1). Ma si trova un certo agente in cui vi è sia il principio attivo che quello passivo del suo atto, come vediamo negli atti umani. Infatti gli atti della potenza appetitiva procedono da quella stessa potenza secondo che essa è mossa dalla potenza apprensiva che presenta l'oggetto: e inoltre, la potenza intellettiva, secondo che ragiona sulle conclusioni, ha, per così dire, un principio attivo in una proposizione evidente di per sé. Perciò da tali atti possono essere causati abiti nei loro agenti; non invero rispetto al primo principio attivo, ma rispetto a quel principio dell'atto che è un movente mosso. Infatti tutto ciò che è passivo e mosso da un altro, viene disposto dall'azione dell'agente; perciò se gli atti vengono moltiplicati si forma una certa qualità nella potenza che è passiva e mossa, la quale qualità è chiamata abito: proprio come gli abiti di virtù morale sono causati nelle potenze appetitive, secondo che sono mosse dalla ragione, e come gli abiti di scienza sono causati nell'intelletto, secondo che è mosso dalle prime proposizioni.
Risposta all'obiezione 1: L'agente, come agente, non riceve nulla. Ma in quanto muove essendo mosso da un altro, riceve qualcosa da ciò che lo muove: e così viene causato un abito.
Risposta all'obiezione 2: La stessa cosa, e sotto lo stesso aspetto, non può essere movente e mossa; ma nulla impedisce che una cosa sia mossa da se stessa sotto diversi aspetti, come è provato nella Fisica (VIII, testo 28, 29).
Risposta all'obiezione 3: L'atto che precede l'abito, in quanto proviene da un principio attivo, procede da un principio più eccellente dell'abito causato da esso: proprio come la ragione è un principio più eccellente dell'abito di virtù morale prodotto nella potenza appetitiva da atti ripetuti, e come l'intelletto dei primi principi è un principio più eccellente della scienza delle conclusioni.