I-II, q. 48 a. 4
Se l'ira causi soprattutto taciturnità
Quaestio 48 · Degli effetti dell'ira
Obiezione 1: Sembra che l'ira non causi taciturnità. Perché la taciturnità è opposta alla parola. Ma l'aumento dell'ira conduce alla parola; come è evidente dai gradi dell'ira stabiliti da Nostro Signore (Mt 5,22): dove Egli dice: "Chiunque si adira con il proprio fratello"; e "... chiunque dirà al proprio fratello: 'Raca'"; e "... chiunque dirà al proprio fratello: 'Pazzo'". Dunque l'ira non causa taciturnità.
Obiezione 2: Inoltre, mancando di obbedire alla ragione, l'uomo talvolta prorompe in parole sconvenienti: quindi sta scritto (Prov 25,28): "Come una città che giace aperta e non è cinta da mura, così è l'uomo che non può trattenere il proprio spirito nel parlare". Ma l'ira, soprattutto, impedisce il giudizio della ragione, come affermato sopra (Articolo [3]). Di conseguenza soprattutto essa fa prorompere in parole sconvenienti. Dunque non causa taciturnità.
Obiezione 3: Inoltre, sta scritto (Mt 12,34): "Dall'abbondanza del cuore la bocca parla". Ma l'ira, soprattutto, causa un disturbo nel cuore, come affermato sopra (Articolo [2]). Dunque soprattutto essa conduce alla parola. Dunque non causa taciturnità.
In contrario, Gregorio dice (Moral. v, 30) che "quando l'ira non si sfoga esteriormente con le labbra, interiormente brucia più ferocemente".
Rispondo che, Come affermato sopra (Articolo [3]; Questione [46], Articolo [4]), l'ira sia segue un atto della ragione, sia impedisce la ragione: e in entrambi i rispetti può causare taciturnità. Da parte della ragione, quando il giudizio della ragione prevale a tal punto, che sebbene non freni l'appetito nel suo desiderio disordinato di vendetta, tuttavia frena la lingua dal parlare sfrenato. Per cui Gregorio dice (Moral. v, 30): "Talvolta quando la mente è disturbata, l'ira, come in giudizio, comanda il silenzio". Da parte dell'impedimento alla ragione perché, come affermato sopra (Articolo [2]), il disturbo dell'ira raggiunge le membra esterne, e principalmente quelle membra che riflettono più distintamente le emozioni del cuore, come gli occhi, il volto e la lingua; per cui, come osservato sopra (Articolo [2]), "la lingua balbetta, il volto si infuoca, gli occhi diventano feroci". Di conseguenza l'ira può causare un tale disturbo, che la lingua è del tutto privata della parola; e la taciturnità ne è il risultato.
Risposta all'obiezione 1: L'ira talvolta arriva al punto di impedire alla ragione di frenare la lingua: ma talvolta va ancora oltre, così da paralizzare la lingua e le altre membra esterne.
E questo basta per la Risposta alla Seconda Obiezione.
Risposta all'obiezione 3: Il disturbo del cuore può talvolta sovrabbondare al punto che i movimenti delle membra esterne sono impediti dal movimento disordinato del cuore. Da ciò seguono taciturnità e immobilità delle membra esterne; e talvolta persino la morte. Se, tuttavia, il disturbo non è così grande, allora "dall'abbondanza del cuore" così disturbato, la bocca procede a parlare.