I-II, q. 36 a. 4
Se un potere irresistibile sia causa della tristezza
Quaestio 36 · Delle cause della tristezza o del dolore
Obiezione 1: Sembra che un potere più grande non debba essere considerato causa di tristezza. Infatti ciò che è in potere dell'agente non è presente ma futuro. Ma la tristezza riguarda il male presente. Dunque un potere più grande non è causa di tristezza.
Obiezione 2: Inoltre, il danno inflitto è la causa della tristezza. Ma il danno può essere inflitto anche da un potere minore. Dunque un potere più grande non dovrebbe essere considerato come causa di tristezza.
Obiezione 3: Inoltre, le inclinazioni interiori dell'anima sono le cause dei movimenti dell'appetito. Ma un potere più grande è qualcosa di esterno. Dunque non dovrebbe essere considerato come causa di tristezza.
In contrario, Agostino dice (De Nat. Boni xx): "La tristezza nell'anima è causata dalla volontà che resiste a un potere più forte: mentre il dolore nel corpo è causato dal senso che resiste a un corpo più forte".
Rispondo che, Come detto sopra (Articolo [1]), un male presente è causa di tristezza o dolore, a titolo di oggetto. Pertanto ciò che è la causa della presenza del male, deve essere considerato come causa di dolore o tristezza. Ora è evidente che è contrario all'inclinazione dell'appetito essere unito a un male presente: e tutto ciò che è contrario all'inclinazione di una cosa non le accade se non per l'azione di qualcosa di più forte. Perciò Agostino annovera un potere più grande come causa della tristezza.
Ma si deve notare che se il potere più forte arriva al punto di trasformare l'inclinazione contraria nella propria inclinazione, non ci sarà più ripugnanza o violenza: così se un agente più forte, con la sua azione su un corpo pesante, lo priva della sua tendenza verso il basso, la sua conseguente tendenza verso l'alto non è violenta ma naturale per esso.
Di conseguenza, se un potere più grande prevale al punto da togliere alla volontà o all'appetito sensitivo le loro rispettive inclinazioni, non ne risulterà dolore o tristezza; tale risultato si ha solo quando rimane l'inclinazione contraria dell'appetito. E quindi Agostino dice (De Nat. Boni xx) che la tristezza è causata dalla volontà che "resiste a un potere più forte": infatti se non resistesse, ma cedesse acconsentendo, il risultato non sarebbe tristezza ma piacere.
Risposta all'obiezione 1: Un potere più grande causa tristezza agendo non potenzialmente ma attualmente, cioè causando la presenza attuale del male corruttivo.
Risposta all'obiezione 2: Nulla impedisce che un potere che non è semplicemente più grande, sia più grande sotto qualche aspetto: e di conseguenza sia in grado di infliggere qualche danno. Ma se non fosse in alcun modo più forte, non potrebbe fare alcun danno: perciò non potrebbe provocare ciò che causa tristezza.
Risposta all'obiezione 3: Gli agenti esterni possono essere le cause dei movimenti appetitivi, in quanto causano la presenza dell'oggetto: ed è così che un potere più grande è considerato essere la causa della tristezza.