I-II, q. 13 a. 5
Se la scelta riguardi solo le cose possibili
Quaestio 13 · Della scelta, che è un atto della volontà riguardo ai mezzi
Obiezione 1: Sembra che la scelta non riguardi solo le cose possibili. Infatti la scelta è un atto della volontà, come affermato sopra (Articolo [1]). Ora vi è "un volere delle impossibilità" (Etica iii, 2). Dunque vi è anche una scelta delle impossibilità.
Obiezione 2: Inoltre, la scelta riguarda le cose fatte da noi, come affermato sopra (Articolo [4]). Dunque non importa, per quanto concerne l'atto dello scegliere, se uno scelga ciò che è impossibile in sé, o ciò che è impossibile per chi sceglie. Ora accade spesso che non siamo in grado di compiere ciò che scegliamo: cosicché questo si dimostra essere impossibile per noi. Dunque la scelta riguarda l'impossibile.
Obiezione 3: Inoltre, tentare di fare una cosa è scegliere di farla. Ma il Beato Benedetto dice (Regola lxviii) che se il superiore comanda ciò che è impossibile, si deve tentare. Dunque la scelta può riguardare l'impossibile.
In contrario, Il Filosofo dice (Etica iii, 2) che "non c'è scelta delle impossibilità".
Rispondo che, Come affermato sopra (Articolo [4]), la nostra scelta riguarda sempre le nostre azioni. Ora qualunque cosa sia fatta da noi, è possibile per noi. Dunque dobbiamo necessariamente dire che la scelta riguarda solo le cose possibili.
Inoltre, la ragione per scegliere una cosa è che essa conduce a un fine. Ma ciò che è impossibile non può condurre a un fine. Un segno di ciò è che quando gli uomini, consultandosi insieme, giungono a qualcosa che è per loro impossibile, si ritirano, essendo incapaci di procedere con l'affare.
Ancora, questo è evidente se esaminiamo il precedente processo della ragione. Infatti i mezzi, che sono l'oggetto della scelta, stanno al fine, come la conclusione sta al principio. Ora è chiaro che una conclusione impossibile non segue da un principio possibile. Perciò un fine non può essere possibile, a meno che i mezzi siano possibili. Ora nessuno è mosso verso l'impossibile. Di conseguenza nessuno tenderebbe al fine, se non per il fatto che i mezzi appaiono essere possibili. Dunque l'impossibile non è oggetto di scelta.
Risposta all'obiezione 1: La volontà sta tra l'intelletto e l'azione esterna: infatti l'intelletto propone alla volontà il suo oggetto, e la volontà causa l'azione esterna. Quindi il principio del movimento nella volontà si trova nell'intelletto, che apprende qualcosa sotto la nozione universale di bene: ma il termine o perfezione dell'atto della volontà si osserva nella sua relazione all'azione con cui un uomo tende al conseguimento di una cosa; poiché il movimento della volontà è dall'anima alla cosa. Di conseguenza l'atto perfetto della volontà è rispetto a qualcosa che è bene per uno fare. Ora questo non può essere qualcosa di impossibile. Perciò l'atto completo della volontà è solo rispetto a ciò che è possibile e buono per colui che vuole. Ma l'atto incompleto della volontà è rispetto all'impossibile; e da alcuni è chiamato "velleità", perché, cioè, uno vorrebbe [vellet] tale cosa, se fosse possibile. Ma la scelta è un atto della volontà, fissato su qualcosa da farsi da parte di chi sceglie. E perciò non riguarda in alcun modo se non ciò che è possibile.
Risposta all'obiezione 2: Poiché l'oggetto della volontà è il bene appreso, dobbiamo giudicare dell'oggetto della volontà secondo come viene appreso. E così, proprio come talvolta la volontà tende a qualcosa che è appreso come bene, e tuttavia non è realmente bene; così talvolta si fa scelta di qualcosa appreso come possibile per chi sceglie, e tuttavia a lui impossibile.
Risposta all'obiezione 3: La ragione di ciò è che il suddito non deve basarsi sul proprio giudizio per decidere se una certa cosa sia possibile; ma in ogni caso deve attenersi al giudizio del suo superiore.