I, q. 78 a. 4
Se i sensi interni siano convenientemente distinti
Quaestio 78 · Delle potenze dell'anima in particolare
Obiezione 1: Sembra che i sensi interni non siano convenientemente distinti. Infatti il comune non è diviso contro il proprio. Dunque il senso comune non dovrebbe essere annoverato tra le potenze sensitive interne, in aggiunta ai sensi propri esterni.
Obiezione 2: Inoltre, non vi è bisogno di assegnare una potenza interiore di apprensione quando il senso proprio ed esterno basta. Ma i sensi propri ed esterni bastano per giudicare delle cose sensibili; infatti ogni senso giudica del suo oggetto proprio. Allo stesso modo sembrano bastare per la percezione delle proprie azioni; poiché dato che l'azione del senso è, in un certo modo, tra la potenza e il suo oggetto, sembra che la vista debba essere molto più capace di percepire la propria visione, essendole più vicina, che il colore; e allo stesso modo con gli altri sensi. Dunque per questo non vi è bisogno di assegnare una potenza interiore, chiamata senso comune.
Obiezione 3: Inoltre, secondo il Filosofo (De Memor. et Remin. i), l'immaginazione e la memoria sono passioni del "primo sensitivo". Ma la passione non è divisa contro il suo soggetto. Dunque la memoria e l'immaginazione non dovrebbero essere assegnate come potenze distinte dai sensi.
Obiezione 4: Inoltre, l'intelletto dipende dai sensi meno di qualsiasi potenza della parte sensitiva. Ma l'intelletto non conosce nulla se non ciò che riceve dai sensi; onde leggiamo (Poster. i, 8), che "coloro che mancano di un senso mancano di un tipo di conoscenza". Dunque molto meno dovremmo assegnare alla parte sensitiva una potenza, che chiamano potenza "estimativa", per la percezione di intenzioni che il senso non percepisce.
Obiezione 5: Inoltre, l'azione della potenza cogitativa, che consiste nel comparare, aggiungere e dividere, e l'azione della reminiscenza, che consiste nell'uso di una specie di sillogismo a scopo di indagine, non è meno distante dalle azioni delle potenze estimativa e memorativa, di quanto l'azione dell'estimativa lo sia dall'azione dell'immaginazione. Dunque o dobbiamo aggiungere la cogitativa e la reminiscitiva alle potenze estimativa e memorativa, o le potenze estimativa e memorativa non dovrebbero essere rese distinte dall'immaginazione.
Obiezione 6: Inoltre, Agostino (Gen. ad lit. xii, 6,7,24) descrive tre generi di visione; vale a dire, corporea, che è l'azione del senso; spirituale, che è un'azione dell'immaginazione o fantasia; e intellettuale, che è un'azione dell'intelletto. Dunque non vi è alcuna potenza interiore tra il senso e l'intelletto, oltre all'immaginazione.
In contrario, Avicenna (De Anima iv, 1) assegna cinque potenze sensitive interne; vale a dire, "senso comune, fantasia, immaginazione, e le potenze estimativa e memorativa".
Rispondo che, Poiché la natura non manca nelle cose necessarie, devono esserci tante azioni dell'anima sensitiva quante possono bastare per la vita di un animale perfetto. Se alcune di queste azioni non possono essere ridotte allo stesso unico principio, devono essere assegnate a diverse potenze; poiché una potenza dell'anima non è altro che il principio prossimo dell'operazione dell'anima.
Ora dobbiamo osservare che per la vita di un animale perfetto, l'animale dovrebbe apprendere una cosa non solo nel tempo attuale della sensazione, ma anche quando essa è assente. Altrimenti, poiché il moto e l'azione animale seguono l'apprensione, un animale non sarebbe mosso a cercare qualcosa di assente: il contrario di ciò che possiamo osservare specialmente negli animali perfetti, che sono mossi per progressione, poiché sono mossi verso qualcosa di appreso e assente. Pertanto un animale, attraverso l'anima sensitiva, non deve solo ricevere le specie delle cose sensibili, quando è attualmente affetto da esse, ma deve anche ritenerle e conservarle. Ora ricevere e ritenere sono, nelle cose corporee, ridotti a diversi principi; infatti le cose umide sono atte a ricevere, ma ritengono con difficoltà, mentre è l'inverso con le cose secche. Onde, poiché la potenza sensitiva è l'atto di un organo corporeo, segue che la potenza che riceve le specie delle cose sensibili deve essere distinta dalla potenza che le conserva.
Di nuovo dobbiamo osservare che se un animale fosse mosso da cose piacevoli e sgradevoli solo in quanto affettano il senso, non vi sarebbe bisogno di supporre che un animale abbia una potenza oltre all'apprensione di quelle forme che i sensi percepiscono, e in cui l'animale prova piacere, o da cui si ritrae con orrore. Ma l'animale ha bisogno di cercare o di evitare certe cose, non solo perché sono piacevoli o altrimenti ai sensi, ma anche a motivo di altri vantaggi e utilità, o svantaggi: proprio come la pecora scappa quando vede un lupo, non a motivo del suo colore o forma, ma come un nemico naturale: e ancora un uccello raccoglie pagliuzze, non perché siano piacevoli al senso, ma perché sono utili per costruire il suo nido. Gli animali, dunque, hanno bisogno di percepire tali intenzioni, che il senso esteriore non percepisce. E qualche principio distinto è necessario per questo; poiché la percezione delle forme sensibili avviene mediante un'immutazione causata dal sensibile, il che non è il caso con la percezione di quelle intenzioni.
Così, dunque, per la ricezione delle forme sensibili, sono preposti il "senso proprio" e il "senso comune", e della loro distinzione parleremo più avanti (ad 1,2). Ma per la ritenzione e conservazione di queste forme, è preposta la "fantasia" o "immaginazione"; che sono la stessa cosa, poiché la fantasia o immaginazione è come un deposito delle forme ricevute attraverso i sensi. Inoltre, per l'apprensione delle intenzioni che non sono ricevute attraverso i sensi, è preposta la potenza "estimativa": e per la conservazione di esse, la potenza "memorativa", che è un deposito di tali intenzioni. Un segno di ciò lo abbiamo nel fatto che il principio della memoria negli animali si trova in qualche intenzione di tal genere, per esempio, che qualcosa è dannoso o altrimenti. E la formalità stessa del passato, che la memoria osserva, è da annoverare tra queste intenzioni.
Ora, dobbiamo osservare che quanto alle forme sensibili non vi è differenza tra l'uomo e gli altri animali; poiché sono similmente immutati dal sensibile estrinseco. Ma vi è una differenza quanto alle suddette intenzioni: infatti gli altri animali percepiscono queste intenzioni solo per un certo istinto naturale, mentre l'uomo le percepisce per mezzo di una coalizione di idee. Pertanto la potenza che negli altri animali è chiamata estimativa naturale, nell'uomo è chiamata "cogitativa", la quale mediante una sorta di collazione scopre queste intenzioni. Onde è anche chiamata "ragione particolare", alla quale i medici assegnano un certo organo particolare, vale a dire la parte media della testa: poiché essa compara le intenzioni individuali, proprio come la ragione intellettuale compara le intenzioni universali. Quanto alla potenza memorativa, l'uomo non ha solo la memoria, come hanno gli altri animali nel ricordo improvviso del passato; ma anche la "reminiscenza", cercando sillogisticamente, per così dire, un ricordo del passato mediante l'applicazione di intenzioni individuali. Avicenna, tuttavia, assegna tra l'estimativa e l'immaginativa, una quinta potenza, che combina e divide le forme immaginarie: come quando dalla forma immaginaria dell'oro, e dalla forma immaginaria di una montagna, componiamo l'unica forma di una montagna d'oro, che non abbiamo mai visto. Ma questa operazione non si trova negli animali diversi dall'uomo, nel quale la potenza immaginativa basta a ciò. Anche all'uomo Averroè attribuisce questa azione nel suo libro De sensu et sensibilibus (viii). Così non vi è bisogno di assegnare più di quattro potenze interne della parte sensitiva, vale a dire: il senso comune, l'immaginazione, e le potenze estimativa e memorativa.
Risposta all'obiezione 1: Il senso interno è chiamato "comune" non per predicazione, come se fosse un genere; ma come la radice comune e il principio dei sensi esterni.
Risposta all'obiezione 2: Il senso proprio giudica del sensibile proprio discernendolo da altre cose che cadono sotto lo stesso senso; per esempio, discernendo il bianco dal nero o dal verde. Ma né la vista né il gusto possono discernere il bianco dal dolce: perché ciò che discerne tra due cose deve conoscerle entrambe. Onde il giudizio di discernimento deve essere assegnato al senso comune; al quale, come a un termine comune, tutte le apprensioni dei sensi devono essere riferite: e dal quale, ancora, tutte le intenzioni dei sensi sono percepite; come quando qualcuno vede di vedere. Infatti questo non può essere fatto dal senso proprio, che conosce solo la forma del sensibile da cui è immutato, nella quale immutazione l'azione della vista è completata, e dall'immutazione segue un'altra nel senso comune che percepisce l'atto della visione.
Risposta all'obiezione 3: Come una potenza sorge dall'anima per mezzo di un'altra, come abbiamo visto sopra (Questione [77], Articolo [7]), così anche l'anima è il soggetto di una potenza attraverso un'altra. In questo modo l'immaginazione e la memoria sono chiamate passioni del "primo sensitivo".
Risposta all'obiezione 4: Sebbene l'operazione dell'intelletto abbia la sua origine nei sensi: tuttavia, nella cosa appresa attraverso i sensi, l'intelletto conosce molte cose che i sensi non possono percepire. Allo stesso modo fa la potenza estimativa, sebbene in una maniera meno perfetta.
Risposta all'obiezione 5: Le potenze cogitativa e memorativa nell'uomo devono la loro eccellenza non a ciò che è proprio della parte sensitiva; ma a una certa affinità e prossimità alla ragione universale, che, per così dire, trabocca in esse. Pertanto non sono potenze distinte, ma le stesse, eppure più perfette che negli altri animali.
Risposta all'obiezione 6: Agostino chiama spirituale quella visione che è effettuata dalle immagini dei corpi in assenza dei corpi. Onde è chiaro che essa è comune a tutte le apprensioni interne.