I, q. 68 a. 1
Se il firmamento sia stato fatto nel secondo giorno
Quaestio 68 · L'opera del secondo giorno
Obiezione 1: Sembra che il firmamento non sia stato fatto nel secondo giorno. Infatti è detto (Gn 1,8): "Dio chiamò il firmamento cielo". Ma il cielo esisteva prima dei giorni, come risulta dalle parole: "In principio Dio creò il cielo e la terra". Dunque il firmamento non fu fatto nel secondo giorno.
Obiezione 2: Inoltre, l'opera dei sei giorni è ordinata conformemente all'ordine della sapienza divina. Ora, non converrebbe alla sapienza divina fare dopo ciò che è naturalmente prima. Ma sebbene il firmamento preceda naturalmente la terra e le acque, queste sono menzionate prima della formazione della luce, che avvenne nel primo giorno. Dunque il firmamento non fu fatto nel secondo giorno.
Obiezione 3: Inoltre, tutto ciò che fu fatto nei sei giorni fu formato dalla materia creata prima che iniziassero i giorni. Ma il firmamento non può essere stato formato da materia preesistente, perché in tal caso sarebbe soggetto a generazione e corruzione. Dunque il firmamento non fu fatto nel secondo giorno.
In contrario, Sta scritto (Gn 1,6): "Dio disse: sia fatto il firmamento", e più avanti (v. 8): "E fu sera e mattina: secondo giorno".
Rispondo che, Nel discutere questioni di questo genere si devono osservare due regole, come insegna Agostino (Gen. ad lit. i, 18). La prima è di sostenere la verità della Scrittura senza vacillare. La seconda è che, poiché la Sacra Scrittura può essere spiegata in una molteplicità di sensi, ci si dovrebbe attenere a una particolare spiegazione solo in misura tale da essere pronti ad abbandonarla, qualora fosse dimostrato con certezza che è falsa; affinché la Sacra Scrittura non sia esposta al ridicolo dei non credenti e non si pongano ostacoli alla loro fede.
Diciamo, dunque, che le parole che parlano del firmamento come fatto nel secondo giorno possono essere intese in due sensi. Possono essere intese, in primo luogo, del firmamento stellato, sul quale punto è necessario esporre le diverse opinioni dei filosofi. Alcuni di questi credevano che fosse composto dagli elementi; e questa era l'opinione di Empedocle, il quale, tuttavia, sosteneva inoltre che il corpo del firmamento non fosse suscettibile di dissoluzione, perché le sue parti non sono, per così dire, in disunione, ma in armonia. Altri ritenevano che il firmamento fosse della natura dei quattro elementi, non, invero, composto da essi, ma essendo come un elemento semplice. Tale era l'opinione di Platone, che riteneva quell'elemento essere il fuoco. Altri ancora hanno sostenuto che il cielo non è della natura dei quattro elementi, ma è esso stesso un quinto corpo, esistente oltre e al di sopra di questi. Questa è l'opinione di Aristotele (De Coel. i, text. 6,32).
Secondo la prima opinione, si può concedere, parlando rigorosamente, che il firmamento sia stato fatto, anche quanto alla sostanza, nel secondo giorno. Infatti è parte dell'opera della creazione produrre la sostanza degli elementi, mentre appartiene all'opera di distinzione e ornamento dare forme agli elementi che preesistono.
Ma la credenza che il firmamento sia stato fatto, quanto alla sua sostanza, nel secondo giorno è incompatibile con l'opinione di Platone, secondo il quale il fare il firmamento implica la produzione dell'elemento del fuoco. Questa produzione, tuttavia, appartiene all'opera della creazione, almeno secondo coloro che sostengono che l'informità della materia abbia preceduto nel tempo la sua formazione, poiché la prima forma ricevuta dalla materia è quella elementare.
Ancor meno compatibile con la credenza che la sostanza del firmamento sia stata prodotta nel secondo giorno è l'opinione di Aristotele, visto che la menzione dei giorni denota successione di tempo, mentre il firmamento, essendo naturalmente incorruttibile, è di una materia non suscettibile di cambiamento di forma; perciò non potrebbe essere fatto da materia esistente antecedentemente nel tempo.
Quindi produrre la sostanza del firmamento appartiene all'opera della creazione. Ma la sua formazione, in qualche grado, appartiene al secondo giorno, secondo entrambe le opinioni: poiché come dice Dionigi (Div. Nom. iv), la luce del sole era senza forma durante i primi tre giorni, e in seguito, nel quarto giorno, ricevette la sua forma.
Se, tuttavia, intendiamo questi giorni denotare meramente una sequenza nell'ordine naturale, come sostiene Agostino (Gen. ad lit. iv, 22,24), e non una successione nel tempo, non c'è allora nulla che ci impedisca di dire, pur sostenendo una qualsiasi delle opinioni sopra esposte, che la formazione sostanziale del firmamento appartenga al secondo giorno.
Un'altra possibile spiegazione è intendere per firmamento che fu fatto nel secondo giorno, non quello in cui sono poste le stelle, ma quella parte dell'atmosfera dove si raccolgono le nubi, e che ha ricevuto il nome di firmamento dalla fermezza e densità dell'aria. "Infatti un corpo è chiamato fermo", cioè denso e solido, "differendo in ciò da un corpo matematico", come osserva Basilio (Hom. iii in Hexaem.). Se, dunque, si adotta questa spiegazione, nessuna di queste opinioni si troverà ripugnante alla ragione. Agostino, infatti (Gen. ad lit. ii, 4), la raccomanda così: "Considero questa visione della questione degna di ogni lode, in quanto né contraria alla fede né difficile da dimostrare e credere".
Risposta all'obiezione 1: Secondo Crisostomo (Hom. iii in Genes.), Mosè premette il suo racconto parlando delle opere di Dio collettivamente, con le parole: "In principio Dio creò il cielo e la terra", e poi procede a spiegarle parte per parte; in modo alquanto simile a come uno potrebbe dire: "Questa casa è stata costruita da quel costruttore", e poi aggiungere: "Prima ha gettato le fondamenta, poi ha costruito i muri, e in terzo luogo ha messo il tetto". Accettando questa spiegazione non siamo, dunque, tenuti a sostenere che si parli di un cielo diverso nelle parole: "In principio Dio creò il cielo e la terra", e quando leggiamo che il firmamento fu fatto nel secondo giorno.
Possiamo anche dire che il cielo ricordato come creato in principio non è lo stesso di quello fatto nel secondo giorno; e ci sono diversi sensi in cui questo può essere inteso. Agostino dice (Gen. ad lit. i, 9) che il cielo ricordato come fatto nel primo giorno è la natura spirituale informe, e che il cielo del secondo giorno è il cielo corporeo. Secondo Beda (Hexaem. i) e Strabone, il cielo fatto nel primo giorno è l'empireo, e il firmamento fatto nel secondo giorno, il cielo stellato. Secondo il Damasceno (De Fide Orth. ii) quello del primo giorno era di forma sferica e senza stelle, lo stesso, infatti, di cui parlano i filosofi, chiamandolo la nona sfera, e il primo corpo mobile che si muove con movimento diurno: mentre per firmamento fatto nel secondo giorno egli intende il cielo stellato. Secondo un'altra teoria, toccata da Agostino (Gen. ad lit. ii, 1), il cielo fatto nel primo giorno era il cielo stellato, e il firmamento fatto nel secondo giorno era quella regione dell'aria dove si raccolgono le nubi, che è anch'essa chiamata cielo, ma equivocamente. E per mostrare che la parola è qui usata in senso equivoco, è detto espressamente che "Dio chiamò il firmamento cielo"; proprio come in un versetto precedente si diceva che "Dio chiamò la luce giorno" (poiché la parola "giorno" è usata anche per denotare uno spazio di ventiquattro ore). Altri esempi di un uso simile si trovano, come sottolineato da Rabbi Mosè.
La seconda e la terza obiezione trovano sufficiente risposta in quanto è stato già detto.