Suppl., q. 48 a. 2
Se il matrimonio possa risultare dal consenso di una persona a prenderne un'altra per un motivo turpe
Quaestio 48 · Dell'oggetto del consenso
Obiezione 1: Sembra che il matrimonio non possa risultare dal consenso di una persona a prenderne un'altra per un motivo turpe. Infatti vi è una sola ragione per una cosa. Ora il matrimonio è un unico sacramento. Dunque non può risultare dall'intenzione di alcun altro fine se non quello per cui è stato istituito da Dio; cioè la procreazione dei figli.
Obiezione 2: Inoltre, l'unione matrimoniale viene da Dio, secondo Mt 19,6: "Quello che... Dio ha congiunto, l'uomo non separi". Ma un'unione fatta per motivi immorali non viene da Dio. Dunque non è un matrimonio.
Obiezione 3: Inoltre, negli altri sacramenti, se l'intenzione della Chiesa non viene osservata, il sacramento è invalido. Ora l'intenzione della Chiesa nel sacramento del matrimonio non è diretta a uno scopo turpe. Dunque, se un matrimonio viene contratto per uno scopo turpe, non sarà un matrimonio valido.
Obiezione 4: Inoltre, secondo Boezio (De Diff., Topic. ii) "una cosa è buona se il suo fine è buono". Ma il matrimonio è sempre buono. Dunque non è matrimonio se è fatto per un fine malvagio.
Obiezione 5: Inoltre, il matrimonio significa l'unione di Cristo con la Chiesa; e in questo non può esserci nulla di turpe. Dunque neppure il matrimonio può essere contratto per un motivo turpe.
In contrario, Colui che battezza un altro per amore di guadagno battezza validamente. Dunque se un uomo sposa una donna allo scopo di guadagno è un matrimonio valido.
Inoltre, la stessa conclusione è provata dagli esempi e dalle autorità citate nel testo (Sent. iv, D, 30).
Rispondo che, La causa finale del matrimonio può essere intesa in due modi, cioè essenziale e accidentale. La causa essenziale del matrimonio è il fine al quale è ordinato per sua stessa natura, e questo è sempre buono, cioè la procreazione dei figli e l'evitare la fornicazione. Ma la causa finale accidentale di esso è ciò che le parti contraenti intendono come risultato del matrimonio. E poiché ciò che è inteso come risultato del matrimonio è conseguente al matrimonio, e poiché ciò che viene prima non è alterato da ciò che viene dopo, ma viceversa; il matrimonio non diventa buono o cattivo a motivo di quella causa, ma [lo diventano] le parti contraenti per le quali questa causa è il fine essenziale. E poiché le cause accidentali sono infinite di numero, ne consegue che ci può essere un numero infinito di tali cause nel matrimonio, alcune delle quali sono buone e alcune cattive.
Risposta all'obiezione 1: Questo è vero per la causa essenziale e principale; ma ciò che ha un fine essenziale e principale può avere diversi fini essenziali secondari, e un numero infinito di fini accidentali.
Risposta all'obiezione 2: La congiunzione può essere intesa per la relazione stessa che è il matrimonio, e quella è sempre da Dio, ed è buona, qualunque sia la sua causa; oppure per l'atto di coloro che vengono congiunti, e così è talvolta malvagio e non è da Dio semplicemente. Né è irragionevole che un effetto sia da Dio, la cui causa è malvagia, come un figlio nato da adulterio; poiché non è da quella causa in quanto malvagia, ma in quanto ha qualche bene in quanto è da Dio, sebbene non sia da Dio semplicemente.
Risposta all'obiezione 3: L'intenzione della Chiesa con cui essa intende conferire un sacramento è essenziale a ogni sacramento, cosicché se non viene osservata, tutti i sacramenti sono nulli. Ma l'intenzione della Chiesa con cui essa intende un vantaggio risultante dal sacramento appartiene al bene essere e non all'essenza di un sacramento; perciò, se non viene osservata, il sacramento è nondimeno valido. Tuttavia colui che omette questa intenzione pecca; per esempio se nel battesimo uno non intende la guarigione della mente che la Chiesa intende. Allo stesso modo colui che intende sposarsi, sebbene manchi di dirigerlo al fine che la Chiesa intende, nondimeno contrae un matrimonio valido.
Risposta all'obiezione 4: Questo male che si intende è il fine non del matrimonio, ma delle parti contraenti.
Risposta all'obiezione 5: L'unione stessa, e non l'azione di coloro che sono uniti, è il segno dell'unione di Cristo con la Chiesa: perciò la conclusione non segue.