Suppl., q. 44 a. 2
Se il matrimonio sia convenientemente denominato
Quaestio 44 · Della definizione del matrimonio
Obiezione 1: Sembra che il matrimonio sia sconvenientemente denominato. Poiché una cosa dovrebbe prendere il nome da ciò che è di grado superiore. Ma il padre è di grado superiore alla madre. Dunque l'unione di padre e madre dovrebbe piuttosto prendere il nome dal padre.
Obiezione 2: Inoltre, una cosa dovrebbe essere denominata da ciò che le è essenziale, poiché la "definizione esprime la natura significata dal nome" (Metaph. iv, 28). Ora le nozze non sono essenziali al matrimonio. Dunque il matrimonio non dovrebbe essere chiamato nozze.
Obiezione 3: Inoltre, una specie non può prendere il suo nome proprio da ciò che appartiene al genere. Ora la congiunzione [conjunctio] è il genere del matrimonio. Dunque non dovrebbe essere chiamato unione coniugale.
In contrario, Sta l'uso comune del parlare.
Rispondo che, Tre cose si possono considerare nel matrimonio. Primo, la sua essenza, che è una congiunzione, e in riferimento a questo è chiamato "unione coniugale"; secondo, la sua causa, che è lo sposalizio, e in riferimento a questo è chiamato "unione nuziale" da "nubo" [*Il significato originale di 'nubo' è 'velare'], perché alla cerimonia nuziale, con cui il matrimonio è completato, le teste di coloro che sono sposati vengono coperte con un velo [*Questo viene ancora fatto in alcuni paesi]; terzo, l'effetto, che è la prole, e in riferimento a questo è chiamato "matrimonio", come dice Agostino (Contra Faust. xix, 26), perché "l'unico scopo di una donna nello sposarsi dovrebbe essere la maternità". Matrimonio può anche essere risolto in "matris munium" [*cioè munus], ossia dovere di madre, poiché il dovere di allevare i figli ricade principalmente sulle donne; o in "matrem muniens", perché fornisce alla madre un protettore e sostegno nella persona del marito; o in "matrem monens", come ammonendola a non lasciare il marito e mettersi con un altro uomo; o in "materia unius", perché è una congiunzione allo scopo di fornire la materia di un'unica prole come se derivasse da {monos} e "materia"; o in "matre" e "nato", come dice Isidoro (Etym. ix), perché rende una donna madre di un figlio.
Risposta all'obiezione 1: Sebbene il padre sia di grado superiore alla madre, la madre ha più a che fare con la prole di quanto ne abbia il padre. Oppure possiamo dire che la donna fu fatta principalmente per essere di aiuto all'uomo in relazione alla prole, mentre l'uomo non fu fatto per questo scopo. Perciò la madre ha una relazione più stretta con la natura del matrimonio di quanto ne abbia il padre.
Risposta all'obiezione 2: A volte le cose essenziali sono conosciute attraverso quelle accidentali, perciò alcune cose possono essere denominate anche dai loro accidenti, poiché un nome è dato a una cosa allo scopo che essa possa diventare conosciuta.
Risposta all'obiezione 3: A volte una specie è denominata da qualcosa che appartiene al genere a causa di un'imperfezione nella specie, quando cioè essa possiede la natura generica completamente, eppure non aggiunge nulla che appartenga alla dignità; così la proprietà accidentale conserva il nome di proprietà, che è comune ad essa e alla definizione. A volte, tuttavia, è a causa di una perfezione, quando troviamo la natura generica completamente in una specie e non in un'altra; così l'animale è denominato dall'anima [anima], e questo appartiene a un corpo animato, che è il genere di animale; eppure l'animazione non si trova perfettamente in quegli esseri animati che non sono animali. È così nel caso in questione: infatti la congiunzione di marito e moglie mediante il matrimonio è la più grande di tutte le congiunzioni, poiché è una congiunzione di anima e corpo, perciò è chiamata unione "coniugale".