Suppl., q. 23 a. 2
Se una persona incorra nella scomunica per aver comunicato con uno scomunicato
Quaestio 23 · Della comunicazione con gli scomunicati
Obiezione 1: Sembra che una persona non incorra nella scomunica per aver comunicato con uno scomunicato. Infatti un pagano o un giudeo è più separato dalla Chiesa di una persona scomunicata. Ma non si incorre nella scomunica comunicando con un pagano o un giudeo. Dunque neppure comunicando con un cristiano scomunicato.
Obiezione 2: Inoltre, se un uomo incorre nella scomunica comunicando con uno scomunicato, per la stessa ragione un terzo incorrerebbe nella scomunica comunicando con lui, e così si potrebbe andare avanti all'infinito, il che sembra assurdo. Dunque non si incorre nella scomunica comunicando con uno scomunicato.
In contrario, Uno scomunicato è bandito dalla comunione. Dunque chiunque comunica con lui abbandona la comunione della Chiesa: e quindi sembra essere scomunicato.
Rispondo che, Una persona può incorrere nella scomunica in due modi. Primo, in modo che la scomunica includa sia lui stesso sia chiunque comunichi con lui: e allora, senza alcun dubbio, chiunque comunica con lui incorre nella scomunica maggiore. Secondo, in modo che la scomunica sia pronunciata semplicemente su di lui; e allora un uomo può comunicare con lui o nel suo crimine, mediante consiglio, aiuto o favore, nel qual caso incorre nuovamente nella scomunica maggiore, oppure può comunicare con lui in altre cose parlandogli, salutandolo o mangiando con lui, nel qual caso incorre nella scomunica minore.
Risposta all'obiezione 1: La Chiesa non ha intenzione di correggere gli infedeli così come i fedeli che sono sotto la sua cura: quindi non separa coloro che scomunica dalla compagnia degli infedeli, come fa dalla comunione dei fedeli sui quali esercita un certo potere.
Risposta all'obiezione 2: È lecito mantenere la comunione con colui che è incorso nella scomunica minore, cosicché la scomunica non passa a una terza persona.