Suppl., q. 1 a. 2
Se la contrizione sia un atto di virtù.
Quaestio 1 · Delle parti della Penitenza in particolare, e prima della Contrizione.
Obiezione 1: Sembra che la contrizione non sia un atto di virtù. Infatti le passioni non sono atti di virtù, poiché "non ci procurano né lode né biasimo" (Etica ii, 5). Ma il dolore è una passione. Poiché dunque la contrizione è dolore, sembra che non sia un atto di virtù.
Obiezione 2: Inoltre, come la contrizione è così chiamata dall'essere una triturazione, così lo è l'attrizione. Ora tutti concordano nel dire che l'attrizione non è un atto di virtù. Dunque nemmeno la contrizione è un atto di virtù.
In contrario, Nulla se non un atto di virtù è meritorio. Ma la contrizione è un atto meritorio. Dunque è un atto di virtù.
Rispondo che, La contrizione, quanto al significato letterale della parola, non denota un atto di virtù, ma una passione corporea. Ma la questione in esame non si riferisce alla contrizione in questo senso, bensì a ciò che la parola è impiegata a significare per via di metafora. Infatti, proprio come il gonfiarsi della propria volontà verso il male implica, in sé, un male generico, così il totale disfacimento e la triturazione di quella stessa volontà implica qualcosa di genericamente buono, poiché questo è detestare la propria volontà con cui fu commesso il peccato. Perciò la contrizione, che significa questo, implica la rettitudine della volontà; e così è l'atto di quella virtù alla quale appartiene detestare e distruggere i peccati passati, l'atto, cioè, della penitenza, come è evidente da quanto detto sopra (Sent. iv, D, 14, Question [1], Article [1]; TP, Question [85], Articles [2],3).
Risposta all'obiezione 1: La contrizione include un duplice dolore per il peccato. Uno è nella parte sensitiva, ed è una passione. Questo non appartiene essenzialmente alla contrizione come atto di virtù, ma è piuttosto il suo effetto. Infatti, proprio come la virtù della penitenza infligge una punizione esteriore al corpo, per compensare l'offesa fatta a Dio attraverso la strumentalità delle membra corporee, così infligge alla parte concupiscibile dell'anima una punizione, cioè il suddetto dolore, perché anche il concupiscibile ha cooperato agli atti peccaminosi. Tuttavia questo dolore può appartenere alla contrizione intesa come parte del sacramento, poiché la natura di un sacramento è tale da consistere non solo di atti interni ma anche esterni e di cose sensibili. L'altro dolore è nella volontà, e non è altro che dispiacere per qualche male, poiché i moti della volontà prendono il nome dalle passioni, come detto sopra (Sent. iii, D, 26, Question [1], Article [5]; FS, Question [22], Article [3], ad 3). Di conseguenza, la contrizione è essenzialmente una specie di dolore, ed è un atto della virtù della penitenza.
Risposta all'obiezione 2: L'attrizione denota l'avvicinamento alla perfetta contrizione, per cui nelle cose materiali si dicono attrite le cose quando sono consumate in una certa misura, ma non del tutto ridotte in pezzi; mentre si dicono contrite quando tutte le parti sono triturare [tritae] minutamente. Perciò, nelle cose spirituali, l'attrizione significa un certo ma non perfetto dispiacere per i peccati commessi, mentre la contrizione denota un dispiacere perfetto.