II-II, q. 119 a. 2
Se la prodigalità sia peccato
Quaestio 119 · Della prodigalità
Obiezione 1: Sembra che la prodigalità non sia peccato. Infatti l'Apostolo dice (1 Tm 6,10): "L'avarizia [Douay: 'desiderio di denaro'] è la radice di tutti i mali". Ma non è la radice della prodigalità, poiché questa le è opposta. Dunque la prodigalità non è un peccato.
Obiezione 2: Inoltre, l'Apostolo dice (1 Tm 6,17.18): "Ai ricchi di questo mondo raccomanda... di dare volentieri, di comunicare agli altri". Ora questo è specialmente ciò che fanno le persone prodighe. Dunque la prodigalità non è un peccato.
Obiezione 3: Inoltre, appartiene alla prodigalità eccedere nel dare e difettare nella sollecitudine per le ricchezze. Ma questo è sommamente conveniente ai perfetti, che adempiono le parole di Nostro Signore (Mt 6,34), "Non siate... solleciti per il domani", e (Mt 19,21), "Vendi tutto [Vulg.: 'quello che'] hai, e dallo ai poveri". Dunque la prodigalità non è un peccato.
In contrario, Il figliol prodigo è biasimato per la sua prodigalità.
Rispondo che, Come detto sopra (Articolo [1]), l'opposizione tra prodigalità e avarizia è quella di eccesso e difetto; l'uno e l'altro dei quali distrugge il giusto mezzo della virtù. Ora una cosa è viziosa e peccaminosa in quanto corrompe il bene della virtù. Onde ne consegue che la prodigalità è un peccato.
Risposta all'obiezione 1: Alcuni espongono questo detto dell'Apostolo come riferito non all'avarizia attuale, ma a una sorta di avarizia abituale, che è la concupiscenza del "fomite" [*Cf. FS, Question [81], Article [3], ad 2], da cui sorgono tutti i peccati. Altri dicono che egli parla di un'avarizia generale riguardo a qualsiasi tipo di bene: e in questo senso è anche evidente che la prodigalità nasce dall'avarizia; poiché il prodigo cerca di acquisire qualche bene temporale disordinatamente, cioè, di dare piacere agli altri, o almeno di soddisfare la propria volontà nel dare. Ma a chi esamina il passo correttamente, è evidente che l'Apostolo parla letteralmente del desiderio di ricchezze, poiché aveva detto precedentemente (1 Tm 6,9): "Coloro che vogliono diventare ricchi", ecc. In questo senso l'avarizia è detta "la radice di tutti i mali", non che tutti i mali sorgano sempre dall'avarizia, ma perché non c'è male che non sorga talvolta dall'avarizia. Onde la prodigalità talvolta nasce dall'avarizia, come quando un uomo è prodigo nell'affrontare grandi spese per cattivarsi il favore di certe persone dalle quali possa ricevere ricchezze.
Risposta all'obiezione 2: L'Apostolo comanda ai ricchi di essere pronti a dare e comunicare le loro ricchezze, secondo quanto devono. Il prodigo non fa questo: poiché, come osserva il Filosofo (Ethic. iv, 1), "il suo dare non è né buono, né per un buon fine, né secondo come dovrebbe essere. Infatti talvolta danno molto a coloro che dovrebbero essere poveri, cioè, a buffoni e adulatori, mentre ai buoni non danno nulla".
Risposta all'obiezione 3: L'eccesso nella prodigalità consiste principalmente non nella quantità totale data, ma nella quantità oltre e al di sopra di ciò che si dovrebbe dare. Onde talvolta l'uomo liberale dà più dell'uomo prodigo, se è necessario. Di conseguenza dobbiamo rispondere che coloro che danno tutti i loro possedimenti con l'intenzione di seguire Cristo, e bandiscono dalla loro mente ogni sollecitudine per le cose temporali, non sono prodighi ma perfettamente liberali.