II-II, q. 102 a. 2
Se appartenga all'osservanza prestare culto e onore a coloro che sono in posizioni di dignità
Quaestio 102 · Dell'osservanza, considerata in se stessa, e delle sue parti
Obiezione 1: Sembra che non appartenga all'osservanza prestare culto e onore alle persone in posizioni di dignità. Infatti, secondo Agostino (De Civ. Dei x), si dice che prestiamo culto a quelle persone che teniamo in onore, cosicché culto e onore sembrerebbero essere la stessa cosa. Dunque è inappropriato definire l'osservanza come il prestare culto e onore alle persone in posizioni di dignità.
Obiezione 2: Inoltre, appartiene alla giustizia che noi paghiamo ciò che dobbiamo: perciò questo appartiene anche all'osservanza, poiché è una parte della giustizia. Ora noi non dobbiamo culto e onore a tutte le persone in posizioni di dignità, ma solo a quelle che sono poste sopra di noi. Dunque l'osservanza è definita in modo inappropriato come il dare culto e onore a tutti.
Obiezione 3: Inoltre, non solo dobbiamo onore alle persone di dignità che sono poste sopra di noi; dobbiamo loro anche timore e un certo pagamento di remunerazione, secondo Rm 13,7: "Rendete... a tutti ciò che è dovuto; a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi l'onore, l'onore". Inoltre, dobbiamo loro riverenza e sottomissione, secondo Eb 13,17: "Obbedite ai vostri preposti, e state loro sottomessi". Dunque l'osservanza non è definita appropriatamente come il prestare culto e onore.
In contrario, Tullio dice (De Invent. Rhet. ii) che "è per l'osservanza che noi prestiamo culto e onore a coloro che eccellono in qualche genere di dignità".
Rispondo che, Appartiene alle persone in posizioni di dignità governare i sudditi. Ora, governare è muovere certuni al loro debito fine: così un marinaio governa la sua nave guidandola al porto. Ma ogni motore ha una certa eccellenza e potere su ciò che è mosso. Perciò, una persona in una posizione di dignità è oggetto di duplice considerazione: primo, in quanto ottiene eccellenza di posizione, insieme a un certo potere sui sudditi; secondo, riguardo all'esercizio del suo governo. Rispetto alla sua eccellenza gli è dovuto onore, che è il riconoscimento di un qualche tipo di eccellenza; e rispetto all'esercizio del suo governo, gli è dovuto culto, che consiste nel rendergli servizio, obbedendo ai suoi comandi, e ripagandolo, secondo le proprie facoltà, per i benefici che abbiamo ricevuto da lui.
Risposta all'obiezione 1: Il culto include non solo l'onore, ma anche qualsiasi altra azione idonea connessa con le relazioni tra uomo e uomo.
Risposta all'obiezione 2: Come affermato sopra (Questione [80]), il debito è duplice. Uno è il debito legale, al cui pagamento l'uomo è costretto dalla legge; e in questo modo l'uomo deve onore e culto a quelle persone in posizioni di dignità che sono poste sopra di lui. L'altro è il debito morale, che è dovuto in ragione di una certa onestà: è in questo modo che dobbiamo culto e onore alle persone in posizioni di dignità anche se non siamo loro sudditi.
Risposta all'obiezione 3: L'onore è dovuto all'eccellenza delle persone in posizioni di dignità, a motivo del loro rango superiore: mentre il timore è dovuto loro a motivo del loro potere di usare coercizione: e all'esercizio del loro governo sono dovuti sia l'obbedienza, mediante la quale i sudditi sono mossi al comando dei loro superiori, sia i tributi, che sono una ricompensa della loro fatica.