I-II, q. 24 a. 3
Se la passione accresca o diminuisca la bontà o la malizia di un atto.
Quaestio 24 · Del bene e del male nelle passioni dell'anima
Obiezione 1: Sembra che ogni passione diminuisca la bontà di un'azione morale. Infatti tutto ciò che impedisce il giudizio della ragione, da cui dipende la bontà di un atto morale, di conseguenza diminuisce la bontà dell'atto morale. Ma ogni passione impedisce il giudizio della ragione: infatti Sallustio dice (Catilin.): "Tutti coloro che si consultano su questioni dubbie, devono essere liberi da odio, ira, amicizia e pietà". Dunque la passione diminuisce la bontà di un atto morale.
Obiezione 2: Inoltre, quanto più l'azione dell'uomo è simile a Dio, tanto migliore è: perciò l'Apostolo dice (Ef 5,1): "Siate imitatori di Dio, come figli carissimi". Ma "Dio e i santi angeli non provano ira quando puniscono... né compassione per la miseria quando soccorrono gli infelici", come dice Agostino (De Civ. Dei ix, 5). Dunque è meglio compiere tali azioni senza passione dell'anima che con essa.
Obiezione 3: Inoltre, come il male morale dipende dalla sua relazione con la ragione, così anche il bene morale. Ma il male morale è attenuato dalla passione: infatti pecca meno chi pecca per passione, di chi pecca deliberatamente. Dunque compie un'azione migliore chi agisce bene senza passione, di chi agisce con passione.
In contrario, Agostino dice (De Civ. Dei ix, 5) che "la passione della pietà obbedisce alla ragione, quando la pietà è elargita senza violare la giustizia, come quando si soccorrono i poveri o si perdonano i penitenti". Ma nulla di ciò che obbedisce alla ragione diminuisce il bene morale. Dunque una passione dell'anima non diminuisce il bene morale.
Rispondo che, Poiché gli Stoici sostenevano che ogni passione dell'anima è cattiva, di conseguenza sostenevano che ogni passione dell'anima diminuisce la bontà di un atto; poiché la mescolanza del male o distrugge del tutto il bene, o lo rende meno buono. E questo è vero in effetti, se per passioni non intendiamo altro che i movimenti disordinati dell'appetito sensitivo, considerati come perturbazioni o malattie. Ma se diamo il nome di passioni a tutti i movimenti dell'appetito sensitivo, allora appartiene alla perfezione del bene umano che le sue passioni siano moderate dalla ragione. Infatti, poiché il bene dell'uomo è fondato sulla ragione come sua radice, quel bene sarà tanto più perfetto, quanto più si estende a più cose appartenenti all'uomo. Perciò nessuno mette in dubbio il fatto che appartenga alla perfezione del bene morale che le azioni delle membra esteriori siano controllate dalla legge della ragione. Quindi, poiché l'appetito sensitivo può obbedire alla ragione, come detto sopra (Questione [17], Articolo [7]), appartiene alla perfezione del bene morale o umano, che anche le passioni stesse siano controllate dalla ragione.
Di conseguenza, proprio come è meglio che l'uomo voglia il bene e lo compia nel suo atto esterno; così appartiene anche alla perfezione del bene morale, che l'uomo sia mosso al bene, non solo rispetto alla sua volontà, ma anche rispetto al suo appetito sensitivo; secondo il Salmo 83,3: "Il mio cuore e la mia carne hanno esultato nel Dio vivente": dove per "cuore" dobbiamo intendere l'appetito intellettivo, e per "carne" l'appetito sensitivo.
Risposta all'obiezione 1: Le passioni dell'anima possono trovarsi in una duplice relazione con il giudizio della ragione. Primo, antecedentemente: e così, poiché oscurano il giudizio della ragione, da cui dipende la bontà dell'atto morale, diminuiscono la bontà dell'atto; infatti è più lodevole compiere un'opera di carità per giudizio della ragione che per la sola passione della pietà. In secondo luogo, conseguentemente: e questo in due modi. Primo, per via di ridondanza: perché, cioè, quando la parte superiore dell'anima è intensamente mossa verso qualcosa, anche la parte inferiore segue quel movimento: e così la passione che ne risulta di conseguenza, nell'appetito sensitivo, è segno dell'intensità della volontà, e quindi indica una maggiore bontà morale. Secondo, per via di scelta; quando, cioè, un uomo, per giudizio della sua ragione, sceglie di essere affetto da una passione per operare più prontamente con la cooperazione dell'appetito sensitivo. E così una passione dell'anima accresce la bontà di un'azione.
Risposta all'obiezione 2: In Dio e negli angeli non vi è appetito sensitivo, né membra corporee: e così in loro il bene non dipende dal retto ordinamento delle passioni o delle azioni corporee, come avviene in noi.
Risposta all'obiezione 3: Una passione che tende al male, e precede il giudizio della ragione, diminuisce il peccato; ma se è conseguente in uno dei modi sopra menzionati (Risposta all'Obiezione 1), aggrava il peccato, oppure è segno che esso è più grave.