II-II, q. 75 a. 2
Se la derisione possa essere peccato mortale
Quaestio 75 · La derisione
Obiezione 1: Sembra che la derisione non possa essere peccato mortale. Ogni peccato mortale è contrario alla carità. Ma la derisione non sembra contraria alla carità, perché talvolta avviene per gioco tra amici, per cui è conosciuta come "scherzo". Dunque la derisione non può essere un peccato mortale.
Obiezione 2: Inoltre, la derisione più grande sembrerebbe essere quella fatta come ingiuria a Dio. Ma la derisione non è sempre peccato mortale quando tende all'ingiuria di Dio: altrimenti sarebbe peccato mortale ricadere in un peccato veniale di cui ci si è pentiti. Infatti Isidoro dice (De Sum. Bon. ii, 16) che "chi continua a fare ciò di cui si è pentito, è un derisore e non un penitente". Seguirebbe similmente che ogni ipocrisia è peccato mortale, perché, secondo Gregorio (Moral. xxxi, 15) "lo struzzo significa l'ipocrita, che deride il cavallo, cioè l'uomo giusto, e il suo cavaliere, cioè Dio". Dunque la derisione non è un peccato mortale.
Obiezione 3: Inoltre, la contumelia e la detrazione sembrano peccati più gravi della derisione, perché è più grave fare una cosa seriamente che per gioco. Ma non ogni detrazione o contumelia è peccato mortale. Molto meno dunque la derisione è peccato mortale.
In contrario, Sta scritto (Prov 3,34): "Egli deriderà [Vulg.: 'schernirà'] i derisori". Ma la derisione di Dio è la pena eterna per il peccato mortale, come appare dalle parole del Salmo 2,4: "Colui che abita nei cieli riderà di loro". Dunque la derisione è peccato mortale.
Rispondo che, L'oggetto della derisione è sempre qualche male o difetto. Ora, quando un male è grande, non viene preso per gioco, ma seriamente: di conseguenza se viene preso per gioco o volto in ridicolo (da cui i termini 'derisione' e 'scherzo'), questo è perché è considerato lieve. Ora un male può essere considerato lieve in due modi: primo, in se stesso; secondo, in relazione alla persona. Quando qualcuno si beffa o si prende gioco del male o del difetto altrui perché è un male lieve in se stesso, questo è un peccato veniale in ragione del suo genere. D'altra parte questo difetto può essere considerato come un male lieve in relazione alla persona, proprio come siamo soliti dare poco peso ai difetti dei bambini e degli insensati: e allora beffarsi o prendersi gioco di una persona è disprezzarla del tutto, e ritenerla così spregevole che la sua sventura non ci turba affatto, ma è tenuta come oggetto di derisione. In questo modo la derisione è peccato mortale, e più grave della contumelia, che è fatta anch'essa apertamente: perché chi dice contumelie sembra prendere sul serio il male altrui; mentre il derisore lo fa per gioco, e così sembra disprezzare e disonorare maggiormente l'altro uomo. Perciò, in questo senso, la derisione è un peccato grave, e tanto più grave quanto maggiore è il rispetto dovuto alla persona derisa.
Di conseguenza è un peccato gravissimo deridere Dio e le cose di Dio, secondo Is 37,23: "Chi hai insultato e chi hai bestemmiato? Contro chi hai alzato la voce?" e risponde: "Contro il Santo d'Israele". In secondo luogo viene la derisione dei propri genitori, per cui sta scritto (Prov 30,17): "L'occhio che beffa il padre e disprezza la fatica della madre nel partorirlo, lo cavino i corvi dei torrenti e lo divorino gli aquilotti". Inoltre, la derisione delle persone buone è grave, perché l'onore è la ricompensa della virtù, e contro questo sta scritto (Gb 12,4): "La semplicità del giusto è derisa". Tale derisione fa molto danno: perché distoglie gli uomini dalle buone opere, secondo Gregorio (Moral. xx, 14), "I quali, quando scorgono qualche punto buono apparire negli atti altrui, subito lo strappano con la mano di una maliziosa contumelia".
Risposta all'obiezione 1: Lo scherzo non implica nulla di contrario alla carità in relazione alla persona con cui si scherza, ma può implicare qualcosa contro la carità in relazione alla persona che è oggetto dello scherzo, a causa del disprezzo, come detto sopra.
Risposta all'obiezione 2: Né colui che ricade in un peccato di cui si è pentito, né un ipocrita, deridono Dio esplicitamente, ma implicitamente, in quanto il comportamento di entrambi è simile a quello di un derisore. Né è vero che commettere un peccato veniale sia ricadere o dissimulare del tutto, ma solo dispositivamente e imperfettamente.
Risposta all'obiezione 3: La derisione considerata in se stessa è meno grave della detrazione o della contumelia, perché non implica disprezzo, ma gioco. Talvolta però include un disprezzo maggiore della contumelia, come detto sopra, e allora è un peccato grave.