II-II, q. 167 a. 2
Se il vizio della curiosità riguardi la conoscenza sensitiva
Quaestio 167 · La curiosità
Obiezione 1: Sembra che il vizio della curiosità non riguardi la conoscenza sensitiva. Infatti, come alcune cose sono conosciute dal senso della vista, così anche alcune cose sono conosciute dai sensi del tatto e del gusto. Ora, il vizio che riguarda gli oggetti del tatto e del gusto non è la curiosità, ma la lussuria o la gola. Dunque, a quanto pare, neppure il vizio della curiosità riguarda le cose conosciute dalla vista.
Obiezione 2: Inoltre, la curiosità sembrerebbe riferirsi al guardare gli spettacoli; perciò Agostino dice (Confess. vi, 8) che quando "avvenne una caduta nel combattimento, un ingente clamore di tutto il popolo lo colpì fortemente, e vinto dalla curiosità Alipio aprì gli occhi". Ma non sembra essere peccaminoso guardare gli spettacoli, perché ciò dà piacere a motivo della rappresentazione, nella quale l'uomo prova un diletto connaturale, come afferma il Filosofo (Poet. vi). Dunque il vizio della curiosità non riguarda la conoscenza degli oggetti sensibili.
Obiezione 3: Inoltre, sembrerebbe appartenere alla curiosità investigare le azioni del prossimo, come osserva Beda [*Comment. in 1 Gv 2,16]. Ora, a quanto pare, non è un peccato investigare le azioni degli altri, perché secondo il Siracide 17,12, Dio "diede a ciascuno di loro comandamenti riguardo al suo prossimo". Dunque il vizio della curiosità non riguarda la conoscenza di tali particolari oggetti sensibili.
In contrario, Agostino dice (De Vera Relig. 38) che "la concupiscenza degli occhi rende gli uomini curiosi". Ora, secondo Beda (Comment. in 1 Gv 2,16) "la concupiscenza degli occhi si riferisce non solo all'apprendimento delle arti magiche, ma anche al guardare spettacoli, e alla scoperta e biasimo delle colpe del prossimo", e tutti questi sono oggetti particolari dei sensi. Dunque, poiché la concupiscenza degli occhi è un peccato, così come la concupiscenza della carne e la superbia della vita, che sono membri della stessa divisione (1 Gv 2,16), sembra che il vizio della curiosità riguardi la conoscenza delle cose sensibili.
Rispondo che, La conoscenza delle cose sensibili è ordinata a due cose. In primo luogo, sia nell'uomo che negli altri animali, è ordinata al sostentamento del corpo, perché mediante una conoscenza di questo genere, l'uomo e gli altri animali evitano ciò che è loro nocivo, e cercano quelle cose che sono necessarie per il sostentamento del corpo. In secondo luogo, è ordinata in modo speciale per l'uomo, alla conoscenza intellettiva, sia speculativa che pratica. Di conseguenza, impiegare lo studio allo scopo di conoscere le cose sensibili può essere peccaminoso in due modi. Primo, quando la conoscenza sensitiva non è ordinata a qualcosa di utile, ma distoglie l'uomo da qualche considerazione utile. Perciò Agostino dice (Confess. x, 35): "Non vado più a vedere un cane che corre dietro a una lepre nel circo; ma in aperta campagna, se mi capita di passare, quella corsa forse mi distrarrà da qualche pensiero importante, e mi tirerà dietro a sé... e se Tu, avendomi fatto vedere la mia debolezza, non mi ammonissi prontamente, divento vanamente ottuso". Secondo, quando la conoscenza delle cose sensibili è ordinata a qualcosa di nocivo, come il guardare una donna è ordinato alla lussuria: così anche l'affannosa indagine sulle azioni altrui è ordinata alla detrazione. D'altra parte, se uno è ordinatamente intento alla conoscenza delle cose sensibili a motivo della necessità di sostenere la natura, o per amore dello studio della verità intelligibile, questa studiosità riguardo alla conoscenza delle cose sensibili è virtuosa.
Risposta all'obiezione 1: La lussuria e la gola riguardano i piaceri derivanti dall'uso degli oggetti del tatto, mentre la curiosità riguarda i piaceri derivanti dalla conoscenza acquisita attraverso tutti i sensi. Secondo Agostino (Confess. x, 35) "si chiama concupiscenza degli occhi" perché "la vista è il senso principalmente usato per ottenere la conoscenza, cosicché tutte le cose sensibili si dice che sono viste", e come dice più avanti: "Da questo si può discernere più evidentemente in che cosa il piacere e in che cosa la curiosità sia l'oggetto dei sensi; poiché il piacere cerca oggetti belli, melodiosi, profumati, saporiti, morbidi; ma la curiosità, per amore di prova, cerca anche i contrari di questi, non per amore di subire molestia, ma per la brama di sperimentare e di conoscere".
Risposta all'obiezione 2: Guardare gli spettacoli diventa peccaminoso quando rende l'uomo incline ai vizi della lussuria e della crudeltà a motivo delle cose che vede rappresentate. Perciò Crisostomo dice [Hom. vi in Matth.] che tali spettacoli rendono gli uomini adulteri e impudichi.
Risposta all'obiezione 3: Si possono osservare le azioni degli altri o indagare su di esse con una buona intenzione, sia per il proprio bene — cioè per essere incoraggiati a opere migliori dalle opere del nostro prossimo — sia per il bene del nostro prossimo — cioè per correggerlo, se fa qualcosa di sbagliato, secondo la regola della carità e il dovere della propria posizione. Questo è lodevole, secondo Eb 10,24: "Consideriamoci a vicenda per stimolarci alla carità e alle buone opere". Ma osservare le colpe del nostro prossimo con l'intenzione di disprezzarle, o di detrarle, o anche senza altro scopo che quello di inquietarle, è peccaminoso: perciò sta scritto (Proverbi 24,15): "Non insidiare, e non cercare l'empietà nella casa del giusto, e non turbare il suo riposo".