II-II, q. 113 a. 2
Se l'ironia sia un peccato meno grave della iattanza
Quaestio 113 · Dell'ironia
Obiezione 1: Sembra che l'ironia non sia un peccato meno grave della iattanza. Infatti ciascuno di essi è un peccato per l'abbandono della verità, che è una sorta di uguaglianza. Ma non si abbandona la verità eccedendola più che diminuendola. Dunque l'ironia non è un peccato meno grave della iattanza.
Obiezione 2: Inoltre, secondo il Filosofo (Ethic. iv, 7), l'ironia talvolta è iattanza. Ma la iattanza non è ironia. Dunque l'ironia non è un peccato meno grave della iattanza.
Obiezione 3: Inoltre, sta scritto (Prov. 26, 25): "Quando parlerà con voce sommessa, non fidarti di lui: perché ci sono sette malvagità nel suo cuore". Ora appartiene all'ironia parlare con voce sommessa. Dunque essa contiene una molteplice malvagità.
In contrario, Il Filosofo dice (Ethic. iv, 7): "Coloro che parlano con ironia e sminuiscono se stessi sono più graziosi, a quanto pare, nei loro modi".
Rispondo che, Come detto sopra (Questione [110], Articoli [2], 4), una menzogna è più grave di un'altra, talvolta a causa della materia su cui verte — così una menzogna su una questione di dottrina religiosa è gravissima — e talvolta a causa del motivo per cui si pecca; così una menzogna dannosa è più grave di una menzogna officiosa o giocosa. Ora l'ironia e la iattanza mentono sulla stessa materia, sia con parole, sia con altri segni esteriori, cioè su questioni riguardanti la persona: cosicché sotto questo aspetto sono uguali.
Ma per la maggior parte la iattanza procede da un motivo più vile, cioè il desiderio di guadagno o di onore: mentre l'ironia nasce dall'avversione di un uomo, sebbene disordinata, ad essere sgradevole agli altri innalzando se stesso: e sotto questo aspetto il Filosofo dice (Ethic. iv, 7) che "la iattanza è un peccato più grave dell'ironia".
Talvolta, tuttavia, accade che un uomo sminuisca se stesso per qualche altro motivo, per esempio per ingannare astutamente: e allora l'ironia è più grave.
Risposta all'obiezione 1: Questo argomento si applica all'ironia e alla iattanza, secondo che una menzogna è considerata grave in se stessa o a causa della sua materia: infatti è stato detto che in questo modo sono uguali.
Risposta all'obiezione 2: L'eccellenza è duplice: una è nelle cose temporali, l'altra in quelle spirituali. Ora accade a volte che una persona, con parole o segni esteriori, finga di mancare di cose esterne, per esempio indossando abiti logori, o facendo qualcosa del genere, e che intenda facendo così fare mostra di qualche eccellenza spirituale. Così nostro Signore disse di certi uomini (Mt 6, 16) che "sfigurano le loro facce per apparire agli uomini che digiunano". Perciò tali persone sono colpevoli di entrambi i vizi, ironia e iattanza, sebbene sotto diversi aspetti, e per questa ragione peccano più gravemente. Quindi il Filosofo dice (Ethic. iv, 7) che è "abitudine dei vantatori sia fare troppo di se stessi, sia fare molto poco di se stessi": e per la stessa ragione si racconta di Agostino che non voleva possedere abiti né troppo costosi né troppo logori, perché con entrambi gli uomini cercano la gloria.
Risposta all'obiezione 3: Secondo le parole dell'Eccli. 19, 23, "C'è chi si umilia malvagiamente, e il suo interno è pieno di inganno", ed è in questo senso che Salomone parla dell'uomo che, per ingannevole umiltà, "parla con voce sommessa" malvagiamente.