I, q. 80 a. 2
Se l'appetito sensitivo e quello intellettivo siano potenze distinte?
Quaestio 80 · Delle potenze appetitive in generale
Obiezione 1: Sembra che l'appetito sensitivo e quello intellettivo non siano potenze distinte. Infatti le potenze non si differenziano per differenze accidentali, come abbiamo visto sopra (Questione [77], Articolo [3]). Ma è accidentale all'oggetto appetibile se esso venga appreso dal senso o dall'intelletto. Dunque l'appetito sensitivo e quello intellettivo non sono potenze distinte.
Obiezione 2: Inoltre, la conoscenza intellettuale riguarda gli universali; e così si distingue dalla conoscenza sensitiva, che riguarda le cose individuali. Ma non vi è luogo per questa distinzione nella parte appetitiva: poiché, essendo l'appetito un movimento dell'anima verso le cose individuali, sembra che ogni atto dell'appetito riguardi una cosa individuale. Dunque l'appetito intellettivo non si distingue da quello sensitivo.
Obiezione 3: Inoltre, come sotto la potenza apprensiva, l'appetitiva è subordinata come potenza inferiore, così lo è anche la potenza motiva. Ma la potenza motiva che nell'uomo segue l'intelletto non è distinta dalla potenza motiva che negli animali segue il senso. Dunque, per una simile ragione, non vi è distinzione neppure nella parte appetitiva.
In contrario, Il Filosofo (De Anima iii, 9) distingue un duplice appetito, e dice (De Anima iii, 11) che l'appetito superiore muove quello inferiore.
Rispondo che, Bisogna necessariamente dire che l'appetito intellettivo è una potenza distinta dall'appetito sensitivo. Infatti la potenza appetitiva è una potenza passiva, che è mossa naturalmente dalla cosa appresa: perciò l'appetibile appreso è un motore che non è mosso, mentre l'appetito è un motore mosso, come dice il Filosofo nel De Anima iii, 10 e nella Metafisica xii (Did. xi, 7). Ora, le cose passive e mobili si differenziano secondo la distinzione dei corrispondenti principi attivi e motori; poiché il motore deve essere proporzionato al mobile, e l'attivo al passivo: anzi, la stessa potenza passiva trae la propria natura dalla sua relazione col proprio principio attivo. Dunque, poiché ciò che è appreso dall'intelletto e ciò che è appreso dal senso sono genericamente diversi, ne consegue che l'appetito intellettivo è distinto da quello sensitivo.
Risposta all'obiezione 1: Non è accidentale alla cosa desiderata l'essere appresa dal senso o dall'intelletto; al contrario, ciò le appartiene per sua natura; infatti l'appetibile non muove l'appetito se non in quanto è appreso. Perciò le differenze nella cosa appresa sono di per sé differenze dell'appetibile. E così le potenze appetitive sono distinte secondo la distinzione delle cose apprese, come loro oggetti propri.
Risposta all'obiezione 2: L'appetito intellettivo, sebbene tenda alle cose individuali che esistono fuori dell'anima, tuttavia tende ad esse in quanto stanno sotto l'universale; come quando desidera qualcosa perché è buono. Perciò il Filosofo dice (Rhetoric. ii, 4) che l'odio può riguardare un universale, come quando "odiamo ogni genere di ladro". Allo stesso modo, mediante l'appetito intellettivo possiamo desiderare il bene immateriale, che non è appreso dal senso, come la scienza, la virtù e simili.