II-II, q. 177 a. 2
Se la grazia della parola di sapienza e di scienza convenga alle donne
Quaestio 177 · Della grazia gratis data che consiste nella parola
Obiezione 1: Sembra che la grazia della parola di sapienza e di scienza convenga anche alle donne. Infatti l'insegnare appartiene a questa grazia, come detto nell'Articolo precedente. Ora, alla donna conviene insegnare; sta scritto infatti (Prov 4, 3-4): "Ero un figlio tenero agli occhi di mia madre, ed essa mi insegnava". Dunque questa grazia conviene alle donne.
Obiezione 2: Inoltre, la grazia della profezia è maggiore della grazia della parola, così come la contemplazione della verità è maggiore della sua espressione. Ma la profezia è concessa alle donne, come leggiamo di Debora (Giudici 4, 4), di Culda la profetessa, moglie di Sallum (2 Re 22, 14), e delle quattro figlie di Filippo (Atti 21, 9). Inoltre l'Apostolo dice (1 Cor 11, 5): "Ogni donna che prega o profetizza", ecc. Molto più dunque sembrerebbe che la grazia della parola convenga alla donna.
Obiezione 3: Inoltre, sta scritto (1 Pt 4, 10): "Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri". Ora alcune donne ricevono la grazia della sapienza e della scienza, che non possono amministrare agli altri se non mediante la grazia della parola. Dunque la grazia della parola conviene alle donne.
In contrario, L'Apostolo dice (1 Cor 14, 34): "Le donne tacciano nelle assemblee", e (1 Tim 2, 12): "Non permetto alla donna di insegnare". Ora questo appartiene specialmente alla grazia della parola. Dunque la grazia della parola non conviene alle donne.
Rispondo che, La parola può essere impiegata in due modi: in un modo privatamente, a uno o a pochi, in conversazione familiare, e sotto questo aspetto la grazia della parola può convenire alle donne; in un altro modo, pubblicamente, rivolgendosi a tutta la chiesa, e questo non è permesso alle donne. Primo e principalmente, a causa della condizione che accompagna il sesso femminile, per cui la donna deve essere soggetta all'uomo, come appare da Gen 3, 16. Ora, insegnare e persuadere pubblicamente nella chiesa non spetta ai sudditi ma ai prelati (sebbene gli uomini che sono sudditi possano fare queste cose se ne ricevono mandato, perché la loro soggezione non è un risultato del loro sesso naturale, come è per le donne, ma di qualcosa che sopravviene per accidente). Secondo, affinché gli animi degli uomini non siano incitati alla libidine, poiché sta scritto (Eccli. 9, 11): "I suoi colloqui bruciano come fuoco". Terzo, perché di regola le donne non sono perfette nella sapienza, così da essere idonee a ricevere l'incarico dell'insegnamento pubblico.
Risposta all'obiezione 1: Il passo citato parla dell'insegnamento privato con cui un genitore istruisce il figlio.
Risposta all'obiezione 2: La grazia della profezia consiste nell'illuminazione della mente da parte di Dio, e da questo lato non vi è differenza di sesso tra gli uomini, secondo Col 3, 10-11: "Rivestitevi del uomo nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato, dove non c'è più né maschio né femmina". Ora la grazia della parola riguarda l'istruzione degli uomini tra i quali si trova la differenza di sesso. Quindi il paragone non regge.
Risposta all'obiezione 3: Coloro che ricevono una grazia divinamente conferita la amministrano in modi diversi secondo le loro varie condizioni. Perciò le donne, se hanno la grazia della sapienza o della scienza, possono amministrarla insegnando privatamente, ma non pubblicamente.